Per l’ISEE che presenti nel 2026 la giacenza media che ti serve è quella del 2024, non quella di oggi. Vale per ogni conto corrente, libretto o deposito intestato a un componente del nucleo, e va indicata insieme al saldo al 31 dicembre 2024. È uno degli intoppi più comuni quando si compila la DSU: si va a cercare il dato dell’anno sbagliato.

Qui sotto trovi di quale anno parliamo davvero, dove recuperare il numero esatto (banca e Poste funzionano in modo diverso) e perché non puoi “aggiustarla” svuotando il conto a fine dicembre.

Cos’è la giacenza media e perché l’ISEE te la chiede

La giacenza media è la media dei soldi che hai tenuto sul conto durante l’anno. Non è il saldo di un giorno preciso: è quanto, in media, c’è stato sul conto giorno per giorno, da gennaio a dicembre.

Si calcola sommando il saldo di ogni singolo giorno e dividendo per i giorni dell’anno — 365, o 366 in un anno bisestile come è stato il 2024. La parte comoda è che non devi farlo tu: la banca la calcola già, perché è lo stesso numero che usa per l’imposta di bollo. Tu devi solo trovarla.

Un esempio per capirci, del tutto ipotetico: un conto che nei primi sei mesi del 2024 si è tenuto intorno ai 2.000 euro e negli altri sei intorno ai 6.000 ha una giacenza media di circa 4.000 euro, anche se il 31 dicembre il saldo magari segnava una cifra diversa. La media racconta l’andamento, non l’istantanea.

L’ISEE la chiede proprio per questo. Serve a fotografare il patrimonio mobiliare — conti, depositi, libretti — in modo più onesto del solo saldo di fine anno. Un saldo al 31 dicembre dice poco: basta un bonifico in entrata il 30 per gonfiarlo, o un pagamento il 28 per sgonfiarlo. La media annua, invece, dice com’è andato l’anno per davvero.

Di quale anno è la giacenza media per l’ISEE 2026?

Del 2024. La regola, fissata dal DPCM 159/2013 e gestita dall’INPS, è che la DSU presentata in un anno guarda al patrimonio del secondo anno precedente. Presenti la DSU nel 2026, quindi conta la situazione al 31 dicembre 2024: saldo a quella data e giacenza media di tutto il 2024.

Sembra controintuitivo, ma una logica c’è. L’ISEE lavora su dati consolidati, già chiusi e certificati, non su numeri ancora in movimento. Gli stessi redditi che entrano nella DSU 2026 sono quelli del 2024, quelli della Certificazione Unica che il datore di lavoro o l’ente pensionistico ti ha consegnato l’anno scorso. Reddito e patrimonio guardano allo stesso anno: il 2024.

C’è poi l’ISEE precompilato, e qui buona parte del lavoro è già fatto. L’INPS riceve i dati direttamente dall’Anagrafe dei rapporti finanziari dell’Agenzia delle Entrate, dove banche e Poste trasmettono ogni anno saldo e giacenza media. Se scegli il precompilato, spesso il numero è già caricato e devi solo confermarlo. Se invece compili la DSU in modalità ordinaria, il valore lo inserisci tu — ed è lì che serve sapere esattamente dove guardare.

Saldo o giacenza media: quale dei due entra nell’ISEE

Vanno dichiarati entrambi, ma nel calcolo ne pesa uno solo: il più alto. Il DPCM 159/2013 stabilisce di prendere il saldo al 31 dicembre oppure, se superiore, la giacenza media dello stesso anno.

Questo chiude la porta al trucco più diffuso. “Svuoto il conto il 30 dicembre così il saldo è basso”: non serve a niente. Se il saldo di fine anno è basso ma la media annua è alta, l’ISEE prende la media. E al contrario: se durante l’anno hai tenuto poco ma a dicembre ti è arrivata una somma importante, conta il saldo. Tra i due valori vince sempre quello che ti è meno favorevole.

Un’eccezione esiste, ed è di buon senso. Se nel corso del 2024 hai speso una cifra grossa per un acquisto reale — una casa, un altro investimento — e per quello il saldo di fine anno è sceso sotto la media, allora vale il saldo. La norma riconosce che quei soldi non li hai più: sono diventati un altro bene, che dichiari da un’altra parte della DSU.

Dove trovi la giacenza media in banca

Il documento giusto è il riepilogo annuale, quello che la banca chiama di solito “documento di sintesi” o estratto conto annuale. Lì la giacenza media è scritta nero su bianco, in genere nella sezione del riepilogo spese e bollo.

Le strade per averlo, in pratica, sono tre:

  • dall’home banking o dall’app, nella sezione documenti: la maggior parte delle banche lascia scaricare il documento di sintesi in PDF;
  • allo sportello o dal servizio clienti, se online non lo trovi o il conto è vecchio;
  • ricavandola dall’estratto conto, alla voce “numeri creditori”: divisi per i giorni dell’anno danno la giacenza media. È la via più macchinosa, da tenere come ultima spiaggia se il dato pronto proprio non c’è.

Sul tempismo sei tranquillo: il documento di sintesi del 2024 è disponibile già dai primi mesi del 2025, quindi quando apri la DSU per l’ISEE 2026 il dato c’è da un pezzo. Attenzione però a un errore banale che fa perdere tempo: ti serve proprio il documento riferito al 2024. Quello del 2025, che magari hai più a portata di mano, per l’ISEE 2026 non vale.

Conti cointestati e più conti: come si conta

Se il conto è cointestato, la giacenza media non si dichiara per intero da entrambi: si divide tra gli intestatari in parti uguali, salvo che risultino quote diverse. Due coniugi con un conto in comune metteranno quindi metà giacenza media ciascuno nella propria parte di DSU.

E se di conti ne hai più d’uno? Vanno indicati tutti, uno per uno: il conto principale, quello dello stipendio, il libretto fermo da anni, la carta con IBAN. Anche i rapporti chiusi durante il 2024 vanno dichiarati, perché per una parte dell’anno hanno comunque avuto una giacenza. Saltarne uno è uno degli errori che fanno scattare la segnalazione di omissione sull’attestazione ISEE.

Diverso è il caso della delega. Se su un conto sei soltanto delegato a operare ma non intestatario, quel conto non è tuo ai fini dell’ISEE e non lo dichiari: conta solo per chi ne è titolare.

Giacenza media ISEE e Poste: come si ottiene

Con Poste Italiane il discorso si semplifica, ed è una buona notizia perché qui spesso convivono più strumenti: conto BancoPosta, libretto, buoni fruttiferi. Poste mette a disposizione un documento unico, la “Certificazione per dichiarazione ISEE”, che raccoglie saldo e giacenza media di tutti i prodotti a te intestati.

La richiedi dall’area personale sul sito di Poste o dall’app, oppure allo sportello dell’ufficio postale. Un punto che conviene conoscere: i buoni fruttiferi postali e il risparmio postale seguono regole proprie dentro l’ISEE e non rientrano nella giacenza media del conto. Dal 2025 titoli di Stato, buoni fruttiferi e libretti di risparmio postale sono esclusi dal patrimonio ISEE fino a 50.000 euro per nucleo: con la precompilata l’esclusione è automatica, se compili a mano la applichi tu. La certificazione li tiene separati, quindi parti da quel documento invece di sommare numeri a mano e rischiare di contare due volte.

Quanto deve essere la giacenza media per avere un ISEE basso?

Non esiste una soglia magica. Nessun numero sotto il quale “scatta” l’ISEE basso. La giacenza media entra nel patrimonio mobiliare, che a sua volta è solo una delle componenti dell’indicatore, insieme ai redditi, al patrimonio immobiliare e alla composizione del nucleo. Due famiglie con la stessa identica giacenza media possono ritrovarsi con ISEE molto diversi.

Il patrimonio mobiliare, poi, gode di una franchigia prima di pesare sull’ISEE, e oltre quella incide solo in parte secondo i coefficienti del DPCM 159/2013. In pratica qualche migliaio di euro di media sul conto non stravolge il risultato: a spostare l’ago sono soprattutto i redditi.

E se la tua situazione è peggiorata dopo il 2024 — hai perso il lavoro, il reddito è crollato — la strada giusta non è truccare la giacenza, ma l’ISEE corrente, che aggiorna i dati a un periodo molto più vicino a oggi. Come funziona e quando conviene chiederlo lo trovi nella nostra guida completa all’ISEE 2026.

Cosa controllare prima di presentare la DSU

Prima di compilare, tieni davanti tre cose per ogni conto del nucleo: il saldo al 31 dicembre 2024, la giacenza media del 2024 e l’IBAN. Se usi il precompilato, verifica che i numeri già caricati corrispondano ai tuoi documenti — gli errori dell’Anagrafe finanziaria capitano, e correggerli dopo è più lento che controllarli prima.

Se vuoi farti un’idea del risultato prima di raccogliere tutte le carte, puoi stimarlo con il calcolatore ISEE e poi presentare la DSU con i valori esatti. Un conto è la stima per orientarsi, un altro è l’attestazione: quella vale solo con i dati certificati da banca e Poste.