[IMMAGINE: foto reale di un cedolino / busta paga in primo piano — la inserisce Raffaele in revisione]

La ritenuta IRPEF che leggi in busta paga è l’anticipo mensile dell’imposta sul reddito che il datore di lavoro trattiene dallo stipendio e versa allo Stato per conto tuo. Non è un prelievo diverso dall’IRPEF di cui si fanno i conti a fine anno: è la stessa imposta, riscossa un pezzo per volta invece che in un’unica soluzione. Dopo i contributi previdenziali, è la voce che incide di più sulla distanza tra il lordo del contratto e quello che ti arriva davvero sul conto.

Qui sotto trovi cosa significa quella riga del cedolino, su quale importo si calcola, perché cambia da un mese all’altro e come controllare che il conto torni.

Cosa sono le ritenute IRPEF

La ritenuta IRPEF è il modo in cui l’imposta sul reddito delle persone fisiche viene prelevata “alla fonte”, cioè direttamente dallo stipendio, prima ancora che tu lo riceva. A occuparsene è il datore di lavoro, che la legge chiama sostituto d’imposta proprio perché si sostituisce al lavoratore nel rapporto con il fisco: calcola l’imposta dovuta, la trattiene dalla retribuzione e la versa all’Agenzia delle Entrate con il modello F24, di norma entro il giorno 16 del mese successivo.

Il punto da fissare è che, per un dipendente, questa ritenuta è a titolo di acconto. Non chiude i conti con il fisco: è un anticipo, che a fine anno viene verificato con il conguaglio e, se serve, con la dichiarazione dei redditi. Le regole di questo prelievo alla fonte stanno nel DPR 600 del 1973, la norma che disciplina le ritenute sui redditi di lavoro dipendente.

Non tutti hanno una ritenuta IRPEF in busta. Chi lavora in proprio con il regime forfettario, per esempio, non riceve un cedolino e non subisce ritenute IRPEF: paga un’imposta sostitutiva con regole sue e versa direttamente con F24. Il confronto tra i due sistemi è in IRPEF o regime forfettario, quale conviene.

Dove si trova la ritenuta IRPEF nel cedolino

Il cedolino è diviso in due blocchi che vanno in direzioni opposte: le competenze, cioè quello che ti spetta (paga base, scatti, straordinari, indennità), e le trattenute, cioè quello che ti viene sottratto. La ritenuta IRPEF sta tra le trattenute, di solito subito dopo i contributi previdenziali.

A seconda del software paghe la voce può chiamarsi “ritenuta IRPEF”, “IRPEF netta”, “imposta netta” o semplicemente “IRPEF”. Spesso non compare un numero solo: trovi l’IRPEF lorda, poi le detrazioni che la riducono, e infine l’IRPEF netta effettivamente trattenuta. Più in basso, separate, ci sono l’addizionale regionale e quella comunale, che molti scambiano per IRPEF ma sono un’altra cosa. La differenza tra il totale delle competenze e il totale delle trattenute è il netto in busta, cioè la cifra che incassi.

Leggere il cedolino in quest’ordine — competenze, contributi, IRPEF, addizionali, netto — è il modo più rapido per capire dove finisce ogni euro del lordo, e per accorgersi quando una voce non torna.

Su quale reddito si calcola: imponibile fiscale e imponibile previdenziale

Qui si annida l’equivoco più comune. La ritenuta IRPEF non si calcola sul lordo della busta paga, e nemmeno sullo stesso importo su cui si calcolano i contributi. In un cedolino convivono due basi di calcolo diverse, ed è bene tenerle distinte.

L’imponibile previdenziale è la base su cui l’INPS calcola i contributi: in pratica il lordo della retribuzione. L’imponibile fiscale, invece, è quello su cui si applica l’IRPEF, e si ottiene togliendo dal lordo i contributi previdenziali a carico del lavoratore, che la legge considera deducibili. È sempre più basso del primo. Per questo le due “basi imponibili” che leggi nel cedolino quasi mai coincidono: non è un errore, rispondono a due prelievi diversi.

La conseguenza pratica è semplice: prima escono i contributi, e solo su quello che resta si calcola l’imposta. È anche il motivo per cui due persone con lo stesso lordo possono avere ritenute diverse, se versano contributi diversi o aderiscono a un fondo pensione. Per il dettaglio di come si passa dalla RAL all’imponibile, voce per voce, c’è la guida allo stipendio netto e all’IRPEF in busta paga.

Come si calcola la ritenuta IRPEF mese per mese

Il sostituto d’imposta non aspetta dicembre per fare i conti: ogni mese stima l’IRPEF dovuta e ne trattiene una quota. In via semplificata prende l’imponibile fiscale del mese, lo rapporta all’anno, applica le aliquote a scaglioni e poi riporta il risultato al periodo. Le aliquote in vigore nel 2026, secondo la scheda dell’Agenzia delle Entrate su aliquote e calcolo dell’IRPEF, sono tre: 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile, 33% sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro, 43% oltre i 50.000.

Le stesse soglie annue, divise per le mensilità, danno i corrispondenti scaglioni mensili. Un esempio ipotetico, utile solo a mostrare il meccanismo: con un imponibile fiscale mensile di 2.000 euro si resta dentro il primo scaglione (28.000 diviso 12 fa circa 2.333 euro al mese), quindi l’IRPEF lorda del mese è il 23% di 2.000, cioè 460 euro. Da questa cifra il sostituto toglie le detrazioni che ti spettano — quella per lavoro dipendente e quelle per eventuali familiari a carico — rapportate ai giorni del mese. Quello che resta è la ritenuta IRPEF netta, più bassa dei 460 euro di partenza.

C’è un dettaglio tecnico da tenere presente: molti sostituti non calcolano ogni mese a sé, ma usano un metodo progressivo che tiene conto del reddito maturato dall’inizio dell’anno, così da arrivare al conguaglio con scarti minimi. Il risultato per chi legge la busta è lo stesso — una ritenuta che insegue l’imposta reale — ma spiega perché, avvicinandosi a una soglia di scaglione, la trattenuta può aumentare anche senza un aumento di stipendio. Se vuoi vedere il risultato sul tuo caso senza farlo a mano, il calcolatore dello stipendio netto 2026 parte dal lordo e arriva al netto applicando scaglioni, contributi e detrazioni.

IRPEF lorda e IRPEF netta in busta paga: la differenza

Sono due numeri che spesso compaiono entrambi sul cedolino, ed è utile non confonderli. L’IRPEF lorda è l’imposta che esce applicando le aliquote a scaglioni all’imponibile fiscale: è il punto di partenza. L’IRPEF netta è quella che ti viene davvero trattenuta, dopo aver sottratto le detrazioni spettanti.

La distanza tra le due può essere notevole, soprattutto per i redditi bassi. Per dipendenti e pensionati con redditi modesti le detrazioni arrivano ad azzerare del tutto l’imposta: è la cosiddetta no tax area, la fascia di reddito sotto la quale l’IRPEF netta è zero anche se la lorda non lo è. Quanto vale la lorda dipende solo dagli scaglioni; quanto vale la netta dipende dalla tua situazione personale, dai familiari a carico e dal tipo di reddito. Le detrazioni, infatti, non riducono il reddito imponibile ma l’imposta già calcolata, e calano man mano che il reddito sale: ecco perché, a parità di lorda, due colleghi possono avere netti diversi.

Perché la ritenuta IRPEF cambia ogni mese

Capita di mettere in fila due cedolini e trovare ritenute diverse a parità di stipendio base. Non è un errore: la ritenuta segue il reddito del mese, e il reddito del mese non è mai identico.

Uno straordinario, un premio di produzione, un’indennità tassabile fanno salire l’imponibile fiscale del mese, e con esso la ritenuta. I giorni lavorati incidono sulle detrazioni, rapportate al periodo: un mese con assenze non retribuite porta detrazioni più basse e quindi una trattenuta relativamente più alta. E quando il reddito cumulato dell’anno supera una soglia di scaglione, la parte eccedente comincia a essere tassata con l’aliquota più alta. Il caso più vistoso è la tredicesima, su cui la ritenuta è quasi sempre più pesante: la vediamo subito.

Il conguaglio di dicembre: quando la ritenuta si riallinea

Le ritenute mensili sono stime. A dicembre — o all’ultima busta paga dell’anno — il sostituto d’imposta fa il conguaglio: ricalcola l’IRPEF dovuta sull’intero reddito annuo, la confronta con quanto già trattenuto mese per mese e sistema la differenza. Se ha trattenuto troppo, restituisce; se ha trattenuto troppo poco, recupera il dovuto, eventualmente su più mesi quando l’importo è alto.

È anche il motivo per cui la tredicesima sembra “tassata di più”: su quella mensilità non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente, che sono già spalmate sulle dodici buste ordinarie. La tredicesima sconta quindi l’IRPEF quasi piena, e il netto risulta più magro del previsto. Non è una penalizzazione, è solo l’assenza dello sconto mensile.

Occhio a un caso frequente: chi nel corso dell’anno cambia lavoro, o ne ha due insieme, riceve più Certificazioni Uniche, e ogni datore applica detrazioni e scaglioni come se fosse l’unico. Sommati i redditi, l’imposta reale è più alta di quella trattenuta, e in dichiarazione può uscire un saldo da versare a sorpresa. Per evitarlo conviene chiedere al secondo datore di non applicare le detrazioni, o di tenere conto del reddito complessivo: meglio una trattenuta un po’ più alta durante l’anno che un conguaglio salato a giugno.

La ritenuta IRPEF dei professionisti: la ritenuta d’acconto

“Ritenuta IRPEF” non è solo cosa da busta paga. Anche un professionista con partita IVA in regime ordinario la incontra, ma in un’altra forma: quando emette una fattura verso un’azienda o un altro sostituto d’imposta, il committente trattiene una ritenuta d’acconto del 20% sul compenso e la versa al fisco per suo conto, sempre secondo il DPR 600 del 1973.

Anche questa è un anticipo dell’IRPEF, non un’imposta in più: il professionista incassa il netto e recupera la ritenuta subìta in dichiarazione dei redditi, scomputandola dall’imposta dovuta. La logica è identica a quella del dipendente — pagare l’imposta poco alla volta — ma il meccanismo passa dalla fattura, non dal cedolino. I forfettari, ancora una volta, ne restano fuori: sulle loro fatture non si applica ritenuta d’acconto.

Le addizionali in busta paga non sono ritenute IRPEF

Sotto la ritenuta IRPEF, nel cedolino, trovi quasi sempre l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Si calcolano sulla stessa base imponibile dell’IRPEF, ma non sono IRPEF: sono tributi locali che finanziano la regione e il comune di residenza, e seguono tempi loro.

La differenza pratica sta proprio nei tempi. Mentre l’IRPEF è trattenuta nel mese di competenza, le addizionali di un anno si prelevano l’anno successivo: il saldo dell’anno chiuso in un massimo di undici rate dal mese dopo il conguaglio e, per la sola addizionale comunale, da marzo anche un acconto del 30% su quella dell’anno in corso. Per questo, cambiando lavoro o quando partono le rate, può comparire una trattenuta in più che non c’entra con l’IRPEF del mese. Quanto pesano le addizionali dipende da dove vivi, e le differenze tra regioni non sono piccole: il quadro completo, regione per regione, è nella guida allo stipendio netto già citata.

Come verificare se la ritenuta IRPEF è giusta

Il controllo più solido si fa a consuntivo, con la Certificazione Unica che il datore consegna ogni anno: lì trovi il reddito imponibile, le ritenute IRPEF operate e le detrazioni riconosciute. Confrontare quei numeri con la somma delle ritenute lette nei dodici cedolini è il modo migliore per far emergere un’anomalia.

Per una stima rapida prima del conguaglio, puoi calcolare il netto teorico con il calcolatore dello stipendio netto e confrontarlo con la busta reale. Se lo scarto è ampio e non si spiega con straordinari o premi, conviene chiedere. Il primo riferimento è l’ufficio del personale o il consulente del lavoro che elabora le paghe; per una verifica gratuita e indipendente ci si può rivolgere a un CAF o a un patronato, che in sede di modello 730 ricalcolano tutto e fanno emergere eventuali errori sulle detrazioni o sull’imponibile.

Domande frequenti sulle ritenute IRPEF

Ritenuta IRPEF e IRPEF sono la stessa cosa?

Sì, è la stessa imposta. “Ritenuta IRPEF” indica semplicemente l’IRPEF prelevata alla fonte ogni mese dal datore di lavoro, invece di essere pagata in un’unica volta. Per il dipendente è un acconto, verificato a fine anno con il conguaglio e, se serve, con la dichiarazione dei redditi.

Perché la ritenuta sulla tredicesima è più alta?

Perché sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente, già distribuite sulle dodici mensilità ordinarie. Quella mensilità sconta quindi l’IRPEF quasi piena, e il netto risulta più basso rispetto a una busta ordinaria di pari importo.

Chi non ha ritenute IRPEF in busta paga?

Chi resta entro la no tax area, dove le detrazioni azzerano l’imposta, non subisce ritenuta IRPEF netta pur avendo un cedolino. Non l’hanno affatto, invece, i lavoratori autonomi in regime forfettario, che non ricevono una busta paga e pagano un’imposta sostitutiva al posto dell’IRPEF.

Posso ridurre la ritenuta IRPEF trattenuta ogni mese?

In parte sì, comunicando per tempo al datore di lavoro le detrazioni che ti spettano, per esempio quelle per familiari a carico: aumentando le detrazioni applicate mese per mese, la ritenuta netta scende. Altre voci, come le spese sanitarie o gli interessi del mutuo, si recuperano invece in dichiarazione dei redditi, non sul cedolino.

La ritenuta IRPEF mensile è definitiva?

No. Per un lavoratore dipendente è una ritenuta a titolo di acconto: anticipa l’imposta, ma il conto definitivo si chiude con il conguaglio di fine anno e con la dichiarazione, da cui può uscire un rimborso oppure un saldo da versare.