Nel 2026 la detrazione per lavoro dipendente vale 1.955 euro se il tuo reddito complessivo non supera 15.000 euro. Da lì in su cala con due formule fisse e si azzera a 50.000 euro. Le regole stanno nell’articolo 13 del TUIR (D.P.R. 917/1986), nella versione modificata dal D.Lgs. 216/2023 e resa definitiva dalla legge di bilancio 2025 (legge 207/2024). La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) ha abbassato la seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% ma non ha toccato queste formule. Sotto trovi le formule, quattro esempi svolti, il cuneo fiscale che si somma alla detrazione e i due casi in cui il conto fatto a mano non torna con la busta paga.
Quanto vale la detrazione per lavoro dipendente nel 2026?
Dipende da un solo numero: il reddito complessivo dell’anno, chiamiamolo R. Le fasce previste dall’articolo 13, comma 1, del TUIR sono queste:
| Reddito complessivo (R) | Detrazione annua |
|---|---|
| fino a 15.000 € | 1.955 € |
| da 15.000 a 28.000 € | 1.910 + 1.190 × (28.000 − R) / 13.000 |
| da 28.000 a 50.000 € | 1.910 × (50.000 − R) / 22.000 |
| oltre 50.000 € | 0 |
A queste si aggiungono 65 euro per chi ha un reddito complessivo tra 25.000 e 35.000 euro: lo prevede il comma 1.1 dello stesso articolo.
Nella prima fascia c’è anche un minimo. Se hai lavorato solo una parte dell’anno la detrazione si riduce, ma non può scendere sotto 690 euro, oppure sotto 1.380 euro se il contratto è a tempo determinato.
Come si calcola la detrazione, passo per passo
Il procedimento è sempre lo stesso.
- Prendi il reddito complessivo. Per un dipendente è lo stipendio lordo annuo meno i contributi INPS a suo carico, più gli altri redditi tassati in modo ordinario. Il reddito della casa in cui abiti e delle sue pertinenze si toglie.
- Trova la fascia nella tabella e applica la formula.
- Se R sta tra 25.000 e 35.000 euro, aggiungi 65 euro.
- Rapporta il risultato ai giorni di lavoro dell’anno, cioè moltiplica per giorni lavorati diviso 365.
Sul primo punto sbagliano in tanti. Il reddito da usare non è la RAL scritta sul contratto e non è nemmeno il netto che ti arriva sul conto. È l’imponibile, quello che trovi nella Certificazione Unica. C’è poi un dettaglio che riserva sorprese: le norme sulla cedolare secca e sul regime forfettario prevedono che quei redditi, pur tassati a parte, contino nel reddito complessivo che decide le detrazioni. Un affitto in cedolare secca non fa salire l’IRPEF, però può farti perdere una parte della detrazione.
Quanto vale la detrazione con 12.000, 22.000, 30.000 o 36.000 euro?
Quattro casi ipotetici, tutti con contratto a tempo indeterminato, lavoro per l’intero anno e nessun altro reddito. Per l’imposta lorda uso gli scaglioni 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000, 43% oltre (Agenzia delle Entrate, dopo la legge 199/2025).
Reddito di 12.000 euro. Sei nella prima fascia, quindi la detrazione è 1.955 euro. L’imposta lorda è 2.760 euro (23% di 12.000), e tolta la detrazione restano 805 euro di IRPEF. A un reddito così però spettano anche il trattamento integrativo e la somma del cuneo fiscale, che vediamo più avanti.
Reddito di 22.000 euro. Seconda fascia: 1.910 + 1.190 × 6.000 / 13.000 = 1.910 + 549,23 = 2.459,23 euro. Imposta lorda 5.060 euro. Il cuneo fiscale aggiunge una detrazione di 1.000 euro, quindi l’IRPEF scende a 1.600,77 euro.
Reddito di 30.000 euro. Terza fascia: 1.910 × 20.000 / 22.000 = 1.736,36 euro, più i 65 euro perché sei tra 25.000 e 35.000. Totale 1.801,36 euro. Imposta lorda 7.100 euro (6.440 sui primi 28.000, 660 sui 2.000 restanti). Con i 1.000 euro del cuneo l’IRPEF arriva a 4.298,64 euro.
Reddito di 36.000 euro. 1.910 × 14.000 / 22.000 = 1.215,45 euro, senza i 65 euro perché hai superato i 35.000. La detrazione del cuneo qui è già in calo: 1.000 × 4.000 / 8.000 = 500 euro. Imposta lorda 9.080 euro, IRPEF finale 7.364,55 euro.
| Reddito | Detrazione art. 13 | Detrazione cuneo | Imposta lorda | IRPEF dopo le detrazioni |
|---|---|---|---|---|
| 12.000 € | 1.955,00 € | — | 2.760,00 € | 805,00 € |
| 22.000 € | 2.459,23 € | 1.000,00 € | 5.060,00 € | 1.600,77 € |
| 30.000 € | 1.801,36 € | 1.000,00 € | 7.100,00 € | 4.298,64 € |
| 36.000 € | 1.215,45 € | 500,00 € | 9.080,00 € | 7.364,55 € |
Mancano le addizionali regionale e comunale, che dipendono da dove abiti. Per avere il netto mensile con tutte le voci c’è il calcolatore dello stipendio netto 2026: parte dal lordo e applica contributi, scaglioni, detrazioni e addizionali.
Perché a 15.001 euro la detrazione sale a 3.100 euro?
Chi applica le formule per la prima volta di solito si blocca qui. A 15.000 euro la detrazione è 1.955. Un euro dopo, con la formula della seconda fascia, diventa 1.910 + 1.190 × 12.999 / 13.000 = 3.099,91 euro. Sembra un errore di battitura della legge. Non lo è.
Il salto si spiega con quello che sparisce nello stesso punto: il trattamento integrativo da 1.200 euro, che fino a 15.000 euro spetta a chiunque abbia abbastanza imposta da pagare e sopra diventa l’eccezione. Facciamo i conti su due redditi ipotetici:
- a 15.000 euro paghi 1.495 euro di IRPEF (3.450 − 1.955), ma ricevi 1.200 euro di trattamento integrativo;
- a 15.001 euro paghi 350,32 euro di IRPEF (3.450,23 − 3.099,91) e il trattamento integrativo non c’è più, perché la detrazione non supera l’imposta lorda.
Il saldo finale è quasi lo stesso: 295 euro di imposta netta nel primo caso, 350 nel secondo. La detrazione più alta compensa il trattamento integrativo che perdi. Il salto ha una sua logica, e fare acrobazie per restare sotto i 15.000 euro non porta vantaggi concreti.
Cuneo fiscale 2026: cosa si aggiunge alla detrazione
Dal 2025 il taglio del cuneo non riduce più i contributi: è diventato fiscale. La legge 207/2024 lo ha diviso in due parti, confermate per il 2026. L’Agenzia delle Entrate le ha spiegate nella circolare 4/E del 2025.
Fino a 20.000 euro di reddito complessivo ricevi una somma che non conta come reddito, calcolata in percentuale sul reddito da lavoro dipendente:
| Reddito da lavoro dipendente | Percentuale |
|---|---|
| fino a 8.500 € | 7,1% |
| da 8.500 a 15.000 € | 5,3% |
| da 15.000 a 20.000 € | 4,8% |
Con 12.000 euro, sempre in ipotesi, la somma è di 636 euro l’anno. Non è una detrazione: arriva in busta paga anche se l’IRPEF è già a zero.
Tra 20.000 e 40.000 euro ricevi invece una detrazione in più: 1.000 euro fino a 32.000 euro di reddito complessivo, poi 1.000 × (40.000 − R) / 8.000, fino ad arrivare a zero a 40.000. Anche questa si rapporta ai giorni di lavoro e spetta solo ai dipendenti, non ai pensionati.
Il trattamento integrativo: chi lo prende e quanto vale
È il vecchio bonus Renzi, oggi regolato dal D.L. 3/2020 (convertito dalla legge 21/2020). Vale fino a 1.200 euro l’anno, e le regole cambiano con il reddito.
Fino a 15.000 euro spetta per intero se l’imposta lorda supera la detrazione per lavoro dipendente. In pratica serve abbastanza IRPEF da coprire la detrazione: chi guadagna così poco che l’imposta è già azzerata non lo riceve. Per questo controllo, come indica il D.Lgs. 216/2023, la detrazione si conta diminuita di 75 euro, cioè la differenza tra i 1.955 euro di oggi e i 1.880 euro di prima.
Tra 15.000 e 28.000 euro spetta solo se la somma di alcune detrazioni supera l’imposta lorda. Contano quelle per familiari a carico, quella per lavoro dipendente e alcune rate di spese sostenute fino al 2021, come gli interessi del mutuo e le ristrutturazioni. L’importo è la differenza, fino a 1.200 euro. Chi ha 22.000 euro di reddito e nessun’altra detrazione è fuori, come nell’esempio sopra. Chi ha figli a carico e un mutuo può invece rientrare: è un controllo da fare, perché il datore di lavoro non conosce tutte le tue spese e il recupero passa spesso dal 730.
Lavori solo una parte dell’anno o hai due contratti?
Qui il conto a mano e la busta paga smettono spesso di coincidere.
Se lavori una parte dell’anno, la detrazione si moltiplica per i giorni del rapporto diviso 365. I giorni da contare sono quelli di durata del contratto, festivi e riposi compresi, esclusi solo i periodi senza retribuzione. Esempio ipotetico: assunto il 1° luglio a tempo indeterminato, 184 giorni, reddito dell’anno sotto i 15.000 euro. Il conto dà 1.955 × 184 / 365 = 985,53 euro, sopra il minimo di 690, quindi spettano 985,53 euro.
Con due datori di lavoro, uno dopo l’altro o in contemporanea, ognuno calcola la detrazione sul reddito che conosce lui. Nessuno dei due vede il totale. Il risultato è che ricevi più detrazioni di quelle che ti spettano sul reddito complessivo vero, e nel 730 dell’anno dopo ti trovi un debito. Si evita in due modi: dai al secondo datore la Certificazione Unica del primo, così fa il conguaglio, oppure chiedi a uno dei due di non applicare le detrazioni.
Come ottieni la detrazione in busta paga
La applica il datore di lavoro, che in questo ruolo si chiama sostituto d’imposta, mese per mese, sulla base delle regole sulle ritenute dell’articolo 23 del D.P.R. 600/1973. Devi chiederla tu con una dichiarazione, che resta valida anche negli anni successivi finché non cambia qualcosa. La vedi nel cedolino come voce che riduce le ritenute IRPEF: se non sai dove cercarla, la guida su come leggere le ritenute IRPEF in busta paga ti indica le righe.
A dicembre, o quando finisce il rapporto, il datore fa il conguaglio sul reddito effettivo dell’anno. Le differenze che restano, per esempio per un secondo reddito o per detrazioni non applicate, si sistemano con il modello 730.
Domande frequenti
La detrazione per lavoro dipendente spetta anche ai pensionati?
No. I pensionati hanno una detrazione propria, prevista sempre dall’articolo 13 del TUIR ma con importi e fasce diversi. Anche la detrazione da 1.000 euro del cuneo fiscale è riservata ai dipendenti.
Sopra i 50.000 euro non si ha nessuna detrazione?
Per lavoro dipendente no, si azzera. Restano le altre, come quelle per familiari a carico o per spese sanitarie, che seguono regole e soglie proprie.
Che differenza c’è tra detrazione e no tax area?
La no tax area è una conseguenza della detrazione: è il reddito sotto il quale la detrazione azzera l’imposta. Il meccanismo è spiegato nell’articolo sulla no tax area IRPEF 2026.
Il taglio al 33% della seconda aliquota cambia la detrazione?
No. La legge 199/2025 ha cambiato l’aliquota tra 28.000 e 50.000 euro, non le formule dell’articolo 13. Cambia l’imposta lorda, e quindi anche quello che resta da pagare. I conti per fascia sono nella guida agli scaglioni IRPEF 2026.
Gli esempi di questo articolo sono ipotetici e servono a spiegare il meccanismo. Per la tua situazione, con altri redditi, familiari a carico o più contratti, fai riferimento alla Certificazione Unica e a un CAF o a un commercialista.

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