La tredicesima si calcola così: retribuzione lorda mensile × mesi lavorati nell’anno ÷ 12. Chi lavora tutto l’anno con lo stesso stipendio riceve a dicembre una mensilità lorda in più; chi è stato assunto a metà anno ne riceve solo una parte, un dodicesimo per ogni mese lavorato. Il netto, però, è quasi sempre più basso di quello di una busta paga normale, e il motivo sta tutto in come viene tassata.

Se vuoi il numero subito, il calcolatore della tredicesima ti dà il netto partendo dalla RAL o dallo stipendio lordo e dai mesi lavorati. Qui sotto trovi la formula passo per passo, gli esempi e i casi che cambiano il risultato.

Mani che aprono una busta con la busta paga di dicembre, accanto una tazza fumante, una sciarpa di lana e un rametto di abete

Qual è la formula per calcolare la tredicesima?

La formula è una sola:

Tredicesima lorda = retribuzione lorda mensile × mesi lavorati ÷ 12

Ogni mese di lavoro fa maturare un rateo, cioè un dodicesimo della mensilità. Dodici ratei fanno una mensilità intera. Il datore di lavoro li accantona durante l’anno e li paga tutti insieme a dicembre: per questo si parla di retribuzione differita.

Da dove viene l’obbligo? Per l’industria nasce dall’accordo interconfederale del 27 ottobre 1946, reso valido per tutti i lavoratori del settore dal D.P.R. 28 luglio 1960, n. 1070. Oggi la tredicesima è prevista da tutti i contratti collettivi nazionali (CCNL), che ne fissano anche i dettagli: quali voci entrano nel calcolo, come si contano i mesi, quando si paga.

Come si contano i mesi lavorati: la regola dei 15 giorni

Nella pratica dei CCNL un mese conta per intero se ci hai lavorato almeno 15 giorni. Sotto i 15 giorni quel mese non matura il rateo.

Un esempio rende l’idea meglio di qualunque definizione. Ipotizziamo uno stipendio lordo mensile di 2.000 euro e due date di assunzione diverse:

  • assunzione il 10 marzo: a marzo i giorni sono 22, quindi marzo conta. Mesi maturati da marzo a dicembre: 10. Tredicesima lorda = 2.000 × 10 ÷ 12 = 1.666,67 euro;
  • assunzione il 20 marzo: a marzo i giorni sono 12, quindi marzo non conta. Mesi maturati da aprile a dicembre: 9. Tredicesima lorda = 2.000 × 9 ÷ 12 = 1.500,00 euro.

Dieci giorni di differenza sulla data di assunzione valgono, in questo caso, 166,67 euro lordi. Occhio però: la soglia dei 15 giorni e il modo di contarli (giorni di calendario o lavorativi) li decide il tuo contratto. Prima di contestare un importo, controlla il CCNL applicato, che trovi indicato sul cedolino.

Quali voci dello stipendio entrano nella tredicesima?

La base di calcolo è la retribuzione “globale di fatto” ordinaria, cioè quello che prendi tutti i mesi in modo fisso. Di solito ci rientrano:

  • paga base (minimo tabellare del CCNL);
  • contingenza ed elemento distinto della retribuzione (EDR), dove previsti;
  • scatti di anzianità;
  • superminimo individuale;
  • indennità fisse legate alla mansione.

Restano fuori le voci occasionali: gli straordinari non continuativi, le trasferte, i rimborsi spese, i premi una tantum. Se fai straordinari ogni mese per contratto la questione si complica, e lì conta quello che dice il CCNL.

Quanto viene la tredicesima netta?

Dal lordo al netto passano due trattenute: i contributi INPS a carico del lavoratore e l’IRPEF.

Per la generalità dei dipendenti del settore privato la quota di contributi a carico del lavoratore è del 9,19% (fonte: INPS, aliquote del fondo pensioni lavoratori dipendenti). Sulla parte di retribuzione annua oltre la prima fascia di retribuzione pensionabile si aggiunge un ulteriore 1%; l’INPS aggiorna ogni anno la soglia con una circolare.

Poi c’è l’IRPEF. Gli scaglioni 2026 sono tre, come indicato dall’Agenzia delle Entrate dopo la legge di bilancio 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre. Sulla tredicesima, però, il datore di lavoro non applica le detrazioni per lavoro dipendente previste dall’articolo 13 del TUIR: sono già spalmate sulle dodici buste paga ordinarie, e la tredicesima non ne riceve una quota. Le regole delle ritenute in busta paga sono quelle dell’articolo 23 del D.P.R. 600/1973.

Ecco il calcolo completo, sempre con il nostro esempio ipotetico di 2.000 euro lordi al mese e dodici mesi lavorati:

Passaggio Calcolo Importo
Tredicesima lorda 2.000 × 12 ÷ 12 2.000,00 €
Contributi INPS 9,19% di 2.000 − 183,80 €
Imponibile IRPEF 2.000 − 183,80 1.816,20 €
IRPEF 23% di 1.816,20 − 417,73 €
Tredicesima netta 1.398,47 €

Circa 1.400 euro netti su 2.000 lordi. Su una busta paga ordinaria con lo stesso lordo, invece, le detrazioni abbassano l’IRPEF e il netto viene più alto. È questa la differenza che quasi tutti notano a dicembre.

Con redditi più alti il peso dell’IRPEF cresce. Sulle mensilità aggiuntive la ritenuta si calcola «ragguagliando a mese i corrispondenti scaglioni annui di reddito» (articolo 23, comma 2, lettera b, del D.P.R. 600/1973): 23% fino a 2.333,33 euro di imponibile (28.000 diviso 12), 33% fino a 4.166,67 euro, 43% oltre. È il calcolo che fa il nostro calcolatore della tredicesima. Il risultato è una stima della ritenuta in busta paga: a fine anno il conguaglio ricalcola l’imposta sul reddito complessivo, con gli scaglioni annui e le detrazioni, e se il reddito dell’anno supera i 28.000 euro l’eventuale differenza si paga in quel momento.

Perché la tredicesima è più bassa dello stipendio normale?

Per tre motivi, e solo il primo è davvero una “tassa in più”.

Il primo: niente detrazioni, come visto sopra. L’imposta lorda è quella piena.

Il secondo: le voci occasionali non entrano. Se a novembre hai preso straordinari o un’indennità di trasferta, il confronto con quella busta paga è falsato.

Il terzo: i mesi non lavorati. Assunzione in corso d’anno, aspettativa e permessi non retribuiti riducono i ratei.

Le addizionali regionale e comunale, invece, non si trattengono a parte sulla tredicesima: si pagano a rate sulle buste paga dell’anno dopo, calcolate sul reddito di tutto l’anno. Se vuoi capire voce per voce cosa ti trattengono, la guida su come leggere le ritenute IRPEF sul cedolino le spiega una per una.

Malattia, maternità e congedo parentale riducono la tredicesima?

Dipende dall’assenza.

Congedo di maternità. I periodi di congedo obbligatorio contano ai fini della tredicesima: lo prevede l’articolo 22, comma 3, del D.Lgs. 151/2001. Una parte dell’importo può essere coperta dall’indennità INPS anziché dal datore, ma i ratei maturano.

Congedo parentale. Qui le regole sono cambiate. Fino all’estate 2022 l’articolo 34, comma 5, del D.Lgs. 151/2001 escludeva i mesi di congedo parentale dal calcolo della tredicesima. Il D.Lgs. 105/2022, in vigore dal 13 agosto 2022, ha riscritto quel comma: oggi i periodi di congedo parentale non comportano alcuna riduzione della tredicesima. Restano esclusi solo gli emolumenti accessori legati alla presenza effettiva in servizio, salvo diversa previsione del CCNL. Se dopo un congedo parentale trovi una tredicesima ridotta, chiedi spiegazioni all’ufficio paghe.

Malattia e infortunio. Nei limiti del periodo di comporto previsto dal CCNL la tredicesima di norma matura. Come si divide il costo tra datore di lavoro e INPS o INAIL, e quanto integra il datore, lo stabiliscono le regole dell’istituto e il tuo CCNL: le percentuali cambiano da contratto a contratto.

Ferie e permessi retribuiti maturano normalmente. Aspettativa e permessi non retribuiti no.

E con il part-time come funziona?

La formula resta identica, cambia la base. Con un part-time la retribuzione mensile è già ridotta in proporzione all’orario, e la tredicesima segue la stessa proporzione. Ipotizziamo un part-time al 50% con 1.000 euro lordi al mese per tutto l’anno: la tredicesima lorda è 1.000 euro.

Il caso delicato è il passaggio da full-time a part-time (o viceversa) durante l’anno. Qui i ratei si calcolano mese per mese sulla retribuzione di ciascun periodo: i mesi a tempo pieno valgono un dodicesimo dello stipendio pieno, quelli a tempo parziale un dodicesimo dello stipendio ridotto. Sommando i ratei ottieni la tredicesima.

Come calcolare la tredicesima partendo dalla RAL?

La RAL (retribuzione annua lorda) comprende già tutte le mensilità. Per arrivare alla tredicesima devi prima trovare lo stipendio lordo mensile, dividendo la RAL per il numero di mensilità del tuo contratto:

  • contratto su 13 mensilità: RAL ÷ 13;
  • contratto su 14 mensilità (alcuni CCNL prevedono anche la quattordicesima, che si paga d’estate): RAL ÷ 14.

Esempio ipotetico: RAL di 26.000 euro su 13 mensilità. 26.000 ÷ 13 = 2.000 euro lordi al mese, quindi tredicesima lorda di 2.000 euro con un anno intero di lavoro. Lo stesso importo, su 14 mensilità, darebbe 1.857,14 euro al mese e una tredicesima lorda di pari valore.

L’errore più comune è dividere la RAL per 12. Ne esce uno stipendio mensile gonfiato e una tredicesima che non arriverà mai. Se non sai bene qual è la tua RAL, il calcolatore della RAL la ricostruisce dalla busta paga; per il netto mensile c’è invece il calcolatore dello stipendio netto 2026.

Quando arriva la tredicesima?

Nessuna legge fissa un giorno preciso: la data la stabilisce il CCNL. Nella pratica la tredicesima arriva con lo stipendio di dicembre, o con un cedolino a parte qualche giorno prima di Natale.

I pensionati la ricevono dall’INPS insieme alla rata di pensione di dicembre, e la trovano indicata nel cedolino della pensione.

Se mi dimetto o vengo licenziato, perdo la tredicesima?

No. I ratei maturati fino all’ultimo giorno di lavoro ti spettano e vengono pagati nell’ultima busta paga, insieme alle altre competenze di fine rapporto (ferie non godute, TFR). Chi lascia il lavoro il 30 giugno, per esempio, riceve sei dodicesimi di tredicesima con le competenze finali, non a dicembre.

Vale anche il contrario. Se cambi lavoro a metà anno, a dicembre il nuovo datore ti paga solo i ratei maturati da lui. La tredicesima “intera” non arriva da nessuno dei due, ed è normale.

Come controllare se la tredicesima in busta paga è giusta?

Bastano quattro passaggi, con il cedolino davanti:

  1. prendi la retribuzione lorda mensile fissa (paga base, scatti, superminimo, indennità fisse);
  2. conta i mesi con almeno 15 giorni di lavoro, togliendo quelli di aspettativa non retribuita;
  3. moltiplica la retribuzione per i mesi e dividi per 12: è la tredicesima lorda;
  4. confronta il risultato con la voce “tredicesima” o “rateo tredicesima” del cedolino di dicembre.

Se il lordo torna e il netto ti sembra basso, quasi sempre la spiegazione è la mancanza di detrazioni. Se invece è il lordo a non tornare, chiedi all’ufficio paghe come ha contato i mesi: è lì che nasce la maggior parte delle differenze. Per avere una cifra di riferimento in pochi secondi, inserisci i tuoi dati nel calcolatore della tredicesima. E se vuoi rileggere tutta la busta paga dal lordo al netto, c’è la guida su come leggere la busta paga.

Domande frequenti sulla tredicesima

La tredicesima spetta a tutti i lavoratori dipendenti?

Sì, è prevista da tutti i CCNL per i lavoratori subordinati, anche a tempo determinato, part-time e in apprendistato, in proporzione ai mesi lavorati. Non spetta ai lavoratori autonomi e ai collaboratori senza contratto di lavoro dipendente.

Sulla tredicesima si pagano le stesse tasse dello stipendio?

Le aliquote IRPEF sono le stesse, ma senza le detrazioni per lavoro dipendente (art. 13 TUIR), già distribuite sulle mensilità ordinarie. Per questo il netto risulta più basso rispetto a una busta paga ordinaria con lo stesso lordo.

La tredicesima matura durante le ferie?

Sì. Le ferie sono periodi retribuiti e i ratei maturano normalmente.

Che differenza c’è tra tredicesima e quattordicesima?

La tredicesima la prevedono tutti i contratti e si paga a dicembre. La quattordicesima solo alcuni CCNL, di solito con pagamento nei mesi estivi; si calcola con lo stesso meccanismo dei ratei.