La clausola floor è la riga del contratto che impedisce al tasso del tuo mutuo a tasso variabile di scendere sotto una certa soglia, anche quando l’Euribor crolla. In pratica: se l’indice di riferimento va a zero o sotto zero, tu continui a pagare almeno il minimo fissato dalla banca. È una protezione, ma è una protezione per l’istituto di credito, non per te.

Per anni è passata quasi inosservata. È tornata d’attualità quando l’Euribor è finito in territorio negativo e molti mutuatari si sono accorti che la loro rata non scendeva come avrebbe dovuto. Da lì sono partiti contenziosi, ricorsi e, all’inizio del 2025, una presa di posizione netta della Cassazione. Conviene capire come funziona davvero, dove trovarla nel contratto e in quali casi puoi contestarla.

Cos’è la clausola floor, in parole povere

Il mutuo a tasso variabile ha un tasso costruito così: un indice di mercato, di solito l’Euribor, più una percentuale fissa decisa dalla banca, lo spread. Se l’Euribor sale, la rata sale; se scende, la rata scende. La clausola floor, dall’inglese «pavimento», mette un fondo sotto cui il calcolo non può andare.

Ci sono due modi in cui te la possono scrivere. Il più diffuso fissa il floor sull’indice: «qualora l’Euribor risulti negativo, sarà considerato pari a zero». Tradotto, il tuo tasso non scende mai sotto lo spread. Il secondo, meno frequente, fissa un floor sull’intero tasso: «il TAN non potrà comunque essere inferiore al 2%», per esempio, a prescindere da indice e spread. Cambia parecchio, e vale la pena capire quale dei due hai firmato.

Un esempio per fissare le idee, dichiaratamente ipotetico. Spread dell’1,2%, Euribor che in un trimestre scivola a −0,3%. Senza floor pagheresti lo 0,9%. Con il floor a zero paghi l’1,2%. Su un capitale residuo di 150.000 euro, quei tre decimali di differenza valgono qualche centinaio di euro l’anno: non una cifra che cambia la vita, ma nemmeno spiccioli se la sommi su tutta la durata del mutuo.

Perché le banche la mettono, e perché dà fastidio

La ragione è semplice e legittima: la banca guadagna sullo spread. Se l’Euribor diventa negativo abbastanza da erodere lo spread, l’istituto rischia di prestarti denaro a un tasso vicino allo zero o, in teoria, di doverti riconoscere un tasso negativo. Il floor evita questo scenario e mette al riparo il margine.

Il punto critico è un altro: quasi sempre il floor viaggia da solo. C’è il pavimento che tutela la banca, ma manca il tetto, il cosiddetto cap, che tutelerebbe te quando i tassi schizzano in alto. È un’asimmetria. Il rischio del rialzo resta tutto sulle tue spalle, mentre il rischio del ribasso, oltre una certa soglia, la banca se lo toglie di dosso. È proprio questo squilibrio il cuore delle contestazioni che vedremo più avanti.

Dove la trovi scritta nel contratto

Non sta quasi mai in un articolo intitolato «clausola floor». La trovi nascosta nella parte che descrive come si calcola il tasso, sia nel contratto vero e proprio sia nel SECCI, il prospetto informativo standard che la banca deve consegnarti prima della firma. Le formule da cercare sono sempre quelle:

  • «parametro di indicizzazione» o «indice di riferimento»;
  • «qualora il parametro risulti negativo sarà considerato pari a zero»;
  • «tasso minimo» o «limite inferiore del tasso»;
  • una percentuale secca indicata come soglia sotto il TAN.

L’articolo 117 del Testo unico bancario (D.lgs. 385/1993) impone che le condizioni economiche del mutuo siano scritte in forma chiara e per iscritto. Una clausola che fissa un tasso minimo è una condizione economica a tutti gli effetti: deve essere lì, leggibile, non sepolta in un rimando incomprensibile. Se hai bisogno di una mano a decifrare la parte sullo spread e gli indici, l’ho spiegata nel dettaglio nella guida su come leggere lo spread nel SECCI.

Prima di firmare, guarda dove sta il floor

Confrontare le offerte di più banche aiuta a vedere subito chi applica un tasso minimo e quanto pesa lo spread. Su MutuiSupermarket confronti rata, TAEG e condizioni delle banche italiane prima di metterci la firma; e se hai già un mutuo con un floor che ti sta stretto, valuti se conviene una surroga.

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La clausola floor è legale? Cosa ha detto la Cassazione

Sì, di per sé è legale. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1942 del 28 gennaio 2025, ha messo un punto fermo: la clausola floor è lecita, a tre condizioni. Deve essere indicata in modo chiaro nel contratto, il mutuatario deve esserne consapevole al momento della firma, e la formulazione dev’essere comprensibile.

La Corte ha anche smontato l’argomento più usato contro di essa. Qualcuno sosteneva che, accettando il floor, il cliente «vendesse» inconsapevolmente alla banca un’opzione finanziaria, una sorta di derivato implicito, senza saperlo e senza un prezzo. La Cassazione ha risposto di no: il floor non è un derivato mascherato, è un patto condizionale ordinario, riconducibile alla condizione disciplinata dall’articolo 1353 del Codice civile. L’evento incerto è la discesa dell’indice sotto la soglia; l’effetto è il blocco del tasso a quel livello.

C’è un altro passaggio che riguarda chi firma da consumatore. L’articolo 34, comma 2, del Codice del consumo (D.lgs. 206/2005) stabilisce che le clausole relative all’oggetto del contratto o all’adeguatezza del corrispettivo non si valutano come vessatorie, purché siano formulate in modo chiaro e comprensibile. Il tasso di interesse è l’oggetto economico del mutuo. Quindi, se il floor è scritto bene, sfugge al giudizio di vessatorietà. La parola che torna, di nuovo, è «chiaro».

Quando invece la clausola può essere nulla

Tutto ruota intorno a quel «se è scritta bene». Quando non lo è, la musica cambia. La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 2836 del 2022, ha dichiarato nulla una clausola floor ritenendola vessatoria. Le ragioni: non era indicata in modo trasparente, era asimmetrica, con il pavimento a favore della banca e nessun tetto a favore del cliente, e creava un significativo squilibrio a danno del consumatore.

Sono gli stessi presupposti degli articoli 33 e seguenti del Codice del consumo: una clausola è vessatoria quando determina, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi che derivano dal contratto. E si lega all’articolo 1346 del Codice civile, che pretende un oggetto del contratto determinato o almeno determinabile: un floor scritto in modo vago, che non ti fa capire quanto pagherai come minimo, zoppica anche su questo fronte.

In concreto, la clausola è più esposta alla nullità quando non è richiamata con evidenza nel contratto e nel SECCI, quando non esiste un meccanismo simmetrico che ti tuteli al rialzo, e quando è formulata in modo tale che un cliente medio, leggendola, non capisce che esiste un tasso minimo. Non è una regola automatica: decide il giudice, caso per caso. Ma è la direzione in cui si muovono le sentenze più favorevoli ai mutuatari.

Floor ed Euribor negativo: cosa è successo tra il 2015 e il 2022

Qui sta il motivo per cui se ne parla tanto. Per buona parte del periodo tra il 2015 e il 2022 l’Euribor è rimasto sotto lo zero. Chi aveva un mutuo a tasso variabile, in teoria, avrebbe dovuto vedere lo spread alleggerito dalla parte negativa dell’indice. Chi aveva una clausola floor a zero, invece, ha continuato a pagare lo spread pieno: il vantaggio del tasso negativo se l’è tenuto la banca.

Su un singolo trimestre la differenza è piccola. Sommata su anni di rate, e moltiplicata per tanti mutui, diventa una cifra di cui vale la pena occuparsi. È da lì che sono partite le associazioni dei consumatori e diversi studi legali, con la richiesta di farsi restituire quanto pagato in più nei mesi in cui l’Euribor era sotto zero ma il floor lo teneva fermo a quota zero.

Si può uscire da un mutuo con un floor scomodo?

Se ti accorgi oggi di avere un floor che ti penalizza, non sei per forza incastrato. Hai due strade che non passano da un tribunale. La prima è la rinegoziazione: chiedi alla tua banca di rivedere le condizioni, floor compreso. È gratis tentare, ma la banca non è obbligata a dire sì.

La seconda è la surroga, cioè spostare il mutuo a un’altra banca che ti offre condizioni migliori, senza costi di trasferimento e senza ripartire da capo con il capitale. È un diritto previsto dalla legge e, se la nuova offerta non ha un floor o ne ha uno più mite, è spesso la via più pulita per liberarsene. Prima di muoverti conviene avere in mano un confronto concreto tra più offerte, così sai se il gioco vale la candela.

Come si contesta una clausola floor, e cosa puoi recuperare

Se sospetti che la tua clausola floor sia stata scritta male, la strada è graduale e parte senza avvocato e senza tribunale.

Il primo passo è il reclamo scritto alla banca, da inviare via PEC o raccomandata. Serve a due cose: chiedere formalmente la restituzione di quanto pagato in più e, soprattutto, interrompere la prescrizione. La banca ha un termine per rispondere; se non risponde o risponde male, hai aperto la strada ai passi successivi.

Il secondo è l’Arbitro Bancario Finanziario, l’organismo di risoluzione delle controversie incardinato presso la Banca d’Italia. Tratta le liti bancarie entro un tetto di valore, con una procedura più rapida ed economica di una causa: versi un contributo contenuto, presenti i documenti e ottieni una decisione in tempi ragionevoli. Non è vincolante come una sentenza, ma gli istituti di norma vi si adeguano.

Il terzo, se la posta in gioco lo giustifica, è la causa civile. Quello che si chiede è la ripetizione dell’indebito: la restituzione delle somme pagate senza una valida causa contrattuale, secondo l’articolo 2033 del Codice civile. Attenzione ai tempi. La prescrizione ordinaria è di dieci anni (articolo 2946 del Codice civile) e, per un mutuo, decorre di regola dal pagamento di ciascuna rata: più aspetti, più rate vecchie escono dalla finestra recuperabile. È il motivo per cui il reclamo che blocca la prescrizione va mandato presto. Una cosa va detta con onestà: che la clausola sia contestabile non significa che il giudice ti darà ragione. Dipende da come è scritta nel tuo contratto, e ogni causa fa storia a sé. Prima di muoverti, fai leggere i documenti a un avvocato o a un’associazione dei consumatori.

Floor, cap e tasso variabile: come orientarsi prima di firmare

Se stai per accendere un mutuo adesso, la clausola floor non è un mostro da evitare a ogni costo: è una condizione da leggere e da pesare insieme alle altre. Tre cose pratiche.

Guarda se c’è simmetria. Un variabile «con cap», o «con cap e floor», è più equilibrato di un variabile con il solo floor: in cambio di un tasso minimo accetti anche un tasso massimo, e sai fin dove può arrivare la rata nello scenario peggiore. Spesso costa qualche decimo di spread in più. A volte vale la pena.

Confronta il pacchetto, non il singolo numero. Una banca con floor a zero ma spread basso può convenire più di una senza floor ma con spread alto. Conta il costo totale, non lo slogan. Un calcolatore della rata del mutuo ti fa vedere in cinque minuti quanto pagheresti davvero nei diversi scenari di tasso.

Decidi prima la cornice fisso o variabile. Il floor è un tema solo se scegli il variabile. Se non hai ancora deciso, parti da lì: ho confrontato tasso fisso e variabile con i numeri del 2026, ed è da quella scelta che discende tutto il resto, floor compreso.

La clausola floor, alla fine, è un buon promemoria di una regola più vecchia del mutuo stesso: nel contratto contano soprattutto le righe che non leggi. Quella che fissa il tasso minimo è una di quelle. Trovala, capiscila e decidi con cognizione, prima della firma e non tre anni dopo.