L’ISEE precompilato è la stessa Dichiarazione Sostitutiva Unica che serve da sempre per ottenere l’ISEE, con una differenza pratica: una parte dei dati — redditi, saldo e giacenza dei conti, alcuni patrimoni — l’INPS te li presenta già inseriti, prendendoli dai propri archivi e da quelli dell’Agenzia delle Entrate. A te resta da controllarli, accettarli o correggerli, e aggiungere quello che manca.

Si fa da casa, con lo SPID, senza passare dal CAF. Ma non è automatico come sembra: per “sbloccare” i dati precompilati devi prima superare un controllo che l’INPS chiama riscontro. Vediamo come funziona davvero, cosa tenere a portata di mano e in quali casi conviene ancora affidarsi a un operatore.

Che cos’è l’ISEE precompilato e in cosa cambia rispetto a quello ordinario

L’ISEE — Indicatore della Situazione Economica Equivalente — misura la condizione economica del tuo nucleo familiare e serve per accedere a bonus, agevolazioni, rette ridotte, borse di studio. Per ottenerlo presenti la DSU, il documento che raccoglie dati anagrafici, redditi e patrimoni di tutto il nucleo. Su questo punto precompilato e ordinario sono identici: cambia solo come la DSU viene riempita.

Nella versione ordinaria (o “non precompilata”) dichiari tu ogni voce, dall’inizio. Nella precompilata, introdotta nel 2020 e oggi gestita dal Portale Unico ISEE dell’INPS, il sistema parte da dati che già conosce: i redditi comunicati all’Agenzia delle Entrate, i rapporti finanziari che le banche segnalano all’anagrafe dei conti, i trattamenti erogati dall’INPS stessa. Tu verifichi e integri.

Il vantaggio è concreto: meno righe da compilare a mano, meno errori di distrazione, e l’attestazione che arriva in tempi rapidi restando online. Il rovescio della medaglia è che i dati precompilati non sono sempre completi o aggiornati, e vanno letti con attenzione prima di confermarli. Se vuoi capire nel dettaglio cosa entra nel calcolo e come si compone l’indicatore, trovi tutto nella nostra guida completa all’ISEE 2026.

Due cose che con la precompilata ti trovi già fatte. Titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postale sono esclusi dal patrimonio fino a 50.000 euro per nucleo, e nella DSU precompilata l’esclusione è automatica (se compili a mano, la applichi tu). E dal 2026 l’attestazione riporta anche l’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, il valore usato per assegno unico, Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e il lavoro, bonus asilo nido e bonus nuovi nati.

Una precisazione che evita confusione: la DSU può essere “mini” o integrale. La mini copre la gran parte delle prestazioni — bonus, agevolazioni, mensa e rette scolastiche — e basta nella stragrande maggioranza dei casi; la versione integrale serve solo per situazioni particolari, come l’ISEE socio-sanitario per persone con disabilità o le prestazioni legate al diritto allo studio universitario. Il portale ti indirizza verso quella giusta in base alle prestazioni che selezioni.

Cosa ti serve prima di iniziare

Tre cose, in sostanza. La prima è un’identità digitale: SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Senza una di queste non entri nel portale dell’INPS.

La seconda riguarda gli altri componenti maggiorenni del nucleo. La DSU è una sola per tutta la famiglia, ma i dati precompilati di ciascuno sono protetti: il dichiarante può recuperarli solo se ogni maggiorenne lo autorizza. L’autorizzazione avviene in due modi — ogni maggiorenne entra nel portale con la propria identità digitale (SPID, CIE o CNS) e autorizza la precompilazione dei suoi dati, oppure ti delega e tu fornisci, per ciascuno, i cosiddetti elementi di riscontro.

Ed eccoci alla terza cosa: i dati di riscontro. Sono un piccolo “test” che dimostra che conosci la situazione fiscale di quella persona. Senza superarlo, i suoi dati precompilati restano oscurati, anche se vive sotto il tuo stesso tetto. È la parte che manda in confusione più gente, quindi la vediamo da vicino.

Gli elementi di riscontro: cosa sono e dove trovarli

Per ogni componente maggiorenne devi inserire alcuni valori riferiti al secondo anno solare precedente la DSU. Tradotto: per un ISEE del 2026 si guarda al 2024, con i patrimoni fotografati al 31 dicembre 2024. È un meccanismo di sicurezza — l’INPS vuole essere certa che sia davvero tu, o chi ti ha delegato, a poter vedere quelle informazioni.

Secondo le istruzioni della DSU, per ogni componente maggiorenne servono due riscontri, uno sul reddito e uno sul patrimonio mobiliare:

  • l’importo del rigo “differenza” del prospetto 730-3 o del modello Redditi di quell’anno, oppure la dichiarazione che per quella persona non era stata presentata alcuna dichiarazione dei redditi;
  • per il patrimonio mobiliare, se il totale era sotto i 10.000 euro, basta indicare che c’erano rapporti finanziari sotto quella soglia, oppure che non ce n’erano;
  • se invece era di 10.000 euro o più, il saldo contabile al 31 dicembre di un conto corrente, oppure il valore di un altro rapporto finanziario.

Dove li recuperi? Il rigo differenza lo leggi sulla dichiarazione dei redditi presentata nel 2025 sui redditi 2024 (se per quell’anno c’è solo la Certificazione Unica, si indica che la dichiarazione non è stata presentata) — te la conserva il CAF o il commercialista, oppure la scarichi dal cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Saldo e giacenza media stanno sulla comunicazione annuale che la banca invia a inizio anno, la stessa che useresti comunque per l’ISEE. Se i numeri che inserisci non coincidono con quelli in possesso dell’Agenzia delle Entrate, che fa il controllo, la DSU si blocca: ci torniamo tra poco.

Come si richiede, passo per passo sul Portale Unico ISEE

Una volta entrato nel Portale Unico ISEE con le tue credenziali, il percorso è questo:

  1. scegli di acquisire una nuova DSU in modalità precompilata e indichi la composizione del nucleo familiare;
  2. per ogni componente maggiorenne fai dare l’autorizzazione con la sua identità digitale oppure inserisci gli elementi di riscontro visti sopra;
  3. il sistema interroga gli archivi e prepara la dichiarazione: in questa fase la DSU risulta in lavorazione;
  4. quando i dati sono pronti la DSU passa allo stato elaborata, ed è qui che entri nel vivo: per ogni persona puoi accettare i dati precompilati così come sono oppure modificarli, e devi aggiungere le voci che restano da autodichiarare — per esempio assegni di mantenimento, redditi esenti, autoveicoli e motoveicoli;
  5. completati tutti i fogli dei componenti, sottoscrivi la DSU e l’INPS rilascia l’attestazione ISEE.

Dallo stesso portale, in qualsiasi momento, puoi ritrovare l’attestazione rilasciata, scaricarla in PDF e consultare le DSU già presentate: è comodo quando un ufficio o un bando te la richiede e non ce l’hai sottomano.

Può capitare che la dichiarazione vada in stato sospesa: succede quando uno dei dati di riscontro non corrisponde a quelli in possesso dell’Agenzia delle Entrate. In quel caso non si ricomincia da capo — basta correggere il valore sbagliato e attendere una nuova lavorazione. È il motivo per cui vale la pena inserire i riscontri con calma, controllando due volte gli importi: un numero digitato male manda in sospeso l’intera pratica.

Quanto tempo ci vuole e fino a quando vale l’ISEE

Se i riscontri tornano e non emergono incongruenze, l’attestazione è disponibile in fretta, spesso in giornata o nel giro di pochi giorni. Quando invece la DSU si sospende o richiede verifiche, i tempi si allungano e dipendono dalla nuova lavorazione.

Le regole sulla DSU fissano la scadenza al 31 dicembre dell’anno in cui presenti la dichiarazione: l’ISEE che ottieni vale fino a quella data, poi a gennaio va rifatto da zero. C’è però un’eccezione utile da conoscere. Se nel frattempo la situazione economica peggiora in modo sensibile — perdi il lavoro, cala il reddito, cessa un’attività — puoi richiedere l’ISEE corrente, che fotografa i mesi più recenti invece dei redditi di due anni prima. In molti casi è la differenza tra rientrare o no in una soglia di accesso.

Conviene il precompilato o è meglio il CAF?

Dipende da quanto è lineare la tua situazione. Se nel nucleo ci sono uno o due redditi da lavoro dipendente o pensione, un conto corrente, magari la prima casa, il precompilato è la strada più comoda: i dati ci sono quasi tutti e li confermi in pochi passaggi.

Il CAF resta la scelta più sensata quando le cose si complicano: patrimoni o redditi prodotti all’estero, partecipazioni in società, situazioni familiari non banali (figli maggiorenni non conviventi, genitori non coniugati), o semplicemente quando non te la senti di gestire da solo gli elementi di riscontro per ogni componente. Vale la pena ricordare una cosa che molti ignorano: rivolgersi a un CAF per l’ISEE non costa nulla al cittadino, perché è l’INPS a remunerare il centro tramite convenzione.

Cosa fare se i dati precompilati sono sbagliati

Hai sempre l’ultima parola: i dati precompilati si possono modificare. Se vedi un saldo che non quadra o un reddito che non è il tuo, correggi tu il valore con quello reale. L’importante è una cosa sola, e qui conviene essere prudenti: conserva i documenti che giustificano ciò che dichiari — estratti conto, certificazioni uniche, dichiarazione dei redditi. L’INPS e la Guardia di Finanza possono effettuare controlli, e in caso di dati non veritieri le agevolazioni ottenute vengono revocate, con l’obbligo di restituirle.

Prima ancora di aprire la pratica, se vuoi solo farti un’idea del valore che potrebbe uscire, puoi stimarlo con il nostro calcolatore ISEE: è una simulazione, non sostituisce l’attestazione ufficiale, ma aiuta a capire dove ti collochi prima di mettere mano alla DSU.

Domande frequenti sull’ISEE precompilato

Posso fare l’ISEE precompilato senza SPID?

No. L’accesso al Portale Unico ISEE richiede SPID, CIE o CNS. Se non hai un’identità digitale e non intendi attivarla, l’alternativa è rivolgerti a un CAF, che opera per tuo conto.

Sono obbligato a usare la versione precompilata?

No. Puoi sempre scegliere la DSU non precompilata e dichiarare tutto manualmente. La precompilata è un’opzione pensata per fare prima, non un obbligo: se i dati che l’INPS propone ti sembrano poco affidabili, la strada ordinaria resta valida.

I dati precompilati di mio figlio maggiorenne non si vedono: perché?

Perché ogni componente maggiorenne deve autorizzare il dichiarante, con la delega o fornendo i propri elementi di riscontro. Finché non lo fa, le sue informazioni restano oscurate, anche se è a tuo carico e convive con te.