Nel 2026 la soglia minima è di 20 anni di contributi: è quanto serve, insieme a 67 anni di età, per la pensione di vecchiaia. Se invece vuoi uscire senza guardare l’età, i contributi richiesti sono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. In mezzo ci sono alcune strade con requisiti diversi, quasi tutte riservate a categorie precise. E dal 2027 i numeri salgono di nuovo, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita: i tre mesi di aumento li ha fissati il decreto direttoriale del Ministero dell’Economia del 19 dicembre 2025, la Legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025, comma 185) li ha spalmati in un mese nel 2027 e tre mesi dal 2028, e l’INPS li ha recepiti con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026.
Qui sotto trovi tutte le uscite in vigore, con età e anni di contributi per ciascuna, e poi cosa conta davvero quando si sommano gli anni.

Quanti anni di contributi servono nel 2026, uscita per uscita
| Uscita | Età | Contributi richiesti nel 2026 |
|---|---|---|
| Pensione di vecchiaia | 67 anni | 20 anni |
| Vecchiaia contributiva (primo contributo dopo il 1995) | 71 anni | 5 anni effettivi |
| Pensione anticipata ordinaria | qualsiasi | 42 anni e 10 mesi (uomini), 41 anni e 10 mesi (donne) |
| Anticipata contributiva (primo contributo dopo il 1995) | 64 anni | 20 anni effettivi + soglia di importo |
| Lavoratori precoci | qualsiasi | 41 anni, con condizioni |
| Lavori usuranti (dipendenti, caso base) | 61 anni e 7 mesi | 35 anni, quota 97,6 |
| APE sociale (indennità ponte, non pensione) | 63 anni e 5 mesi | 30 o 36 anni a seconda della categoria |
Fonti: riforma Fornero (D.L. 201/2011) per vecchiaia e anticipata; D.L. 4/2019 per la finestra della pensione anticipata; d.lgs. 67/2011 per gli usuranti; circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026 per APE sociale, Quota 103 e Opzione Donna. I requisiti personali vanno sempre controllati sull’estratto conto INPS o con un patronato: la tabella dice le regole generali, non la tua posizione.
Con quanti anni di contributi si va in pensione di vecchiaia?
Con 20. È il minimo per la pensione di vecchiaia ordinaria, che nel 2026 richiede anche 67 anni compiuti. Il requisito contributivo non cambia nel 2027 e nel 2028; cambia solo l’età, che sale a 67 anni e 1 mese dal 2027 e a 67 anni e 3 mesi dal 2028 (circolare INPS n. 28/2026).
C’è però un dettaglio che riguarda chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, cioè chi ha la pensione calcolata tutta con il sistema contributivo. Per loro non bastano età e anni: l’assegno maturato deve anche raggiungere un importo minimo stabilito dalla legge. Chi a 67 anni ha carriere molto discontinue o stipendi bassi può avere i 20 anni ma non la soglia, e allora deve aspettare.
Per quel caso esiste la vecchiaia contributiva: a 71 anni bastano 5 anni di contributi effettivamente versati, senza soglie di importo. Effettivi vuol dire che i periodi coperti solo da contributi figurativi non contano. Anche questa età segue l’adeguamento: 71 anni e 1 mese nel 2027, 71 anni e 3 mesi dal 2028 (circolare INPS n. 28/2026).
Si può andare in pensione con meno di 20 anni di contributi?
Sì, in pochi casi. Le cosiddette deroghe Amato (d.lgs. 503/1992, richiamate dalla circolare INPS n. 16/2013) consentono la vecchiaia con 15 anni di contributi a chi li aveva già maturati entro il 31 dicembre 1992, o a chi prima di quella data era stato autorizzato ai versamenti volontari. Esiste anche una terza deroga per chi ha avuto lavori discontinui per molti anni. Sono situazioni di nicchia: se pensi di rientrarci, conviene farti controllare la posizione da un patronato prima di qualsiasi altra mossa.
Quanti contributi servono per la pensione anticipata?
Per la pensione anticipata ordinaria servono 42 anni e 10 mesi di contributi se sei uomo, 41 anni e 10 mesi se sei donna, a qualunque età. Qui l’età anagrafica non conta: pesano solo gli anni versati, come per i lavoratori precoci.
Una volta maturato il requisito, la pensione non parte subito. C’è una finestra di tre mesi, introdotta dal D.L. 4/2019: chi raggiunge i contributi richiesti in un certo mese riceve il primo assegno tre mesi dopo. Vale per i lavoratori privati e per chi è iscritto all’AGO. Per gli iscritti alle casse dei dipendenti pubblici CPDEL, CPS, CPI e CPUG l’attesa è più lunga: cinque mesi se i contributi maturano entro il 2026, sette nel 2027, nove dal 2028. Per il personale della scuola e dell’AFAM la pensione parte il 1° settembre o il 1° novembre dell’anno di maturazione (scheda INPS della pensione anticipata).
Un esempio, a titolo puramente ipotetico. Luca, dipendente privato iscritto all’AGO, ha iniziato a lavorare a gennaio 1984 e da allora non ha mai avuto un mese scoperto. Raggiunge 42 anni e 10 mesi di contributi a fine ottobre 2026. Con la finestra, la pensione decorre da febbraio 2027. Avendo maturato il requisito nel 2026, gli si applica il requisito del 2026, non quello più alto del 2027.
Ed è qui che il calendario pesa. Chi matura nel 2027 avrà bisogno di un mese in più: 42 anni e 11 mesi gli uomini, 41 anni e 11 mesi le donne. Nel 2028 si arriva a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne (circolare INPS n. 28/2026).
La pensione anticipata contributiva: 64 anni e 20 di contributi
Chi ha il primo contributo dopo il 1995 ha un’altra porta: a 64 anni, con 20 anni di contributi effettivi, può uscire prima della vecchiaia. La condizione è sull’importo: la prima rata deve valere almeno tre volte l’importo mensile dell’assegno sociale, soglia ridotta a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con due o più figli (scheda INPS della pensione anticipata). Dal 2027 anche questa uscita si sposta: 64 anni e 1 mese con 20 anni e 1 mese di contributi effettivi, poi 64 anni e 3 mesi con 20 anni e 3 mesi dal 2028 (circolare INPS n. 28/2026).
Nella pratica è un’uscita per chi ha avuto redditi medio-alti e continui. Con stipendi modesti la soglia si raggiunge raramente, e conviene saperlo prima di contarci.
Una novità del 2026 da tenere presente: la Legge di Bilancio 2026 ha abrogato la possibilità, introdotta l’anno prima, di sommare la rendita del fondo pensione per raggiungere la soglia di importo (circolare INPS n. 19/2026).

Chi può andare in pensione con 41 anni di contributi?
I lavoratori precoci. Servono 41 anni di contributi, a qualsiasi età, purché almeno 12 mesi siano stati versati prima di compiere 19 anni. Non basta però aver iniziato presto: bisogna anche rientrare in una delle categorie tutelate, cioè disoccupati che hanno perso il lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, invalidi con riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare convivente con disabilità grave, oppure addetti a mansioni gravose per un numero minimo di anni (circolare INPS n. 28/2026).
Per i precoci delle altre categorie (disoccupati, invalidi, caregiver) il requisito sale a 41 anni e 1 mese nel 2027 e a 41 anni e 3 mesi dal 2028. Per chi svolge mansioni gravose il requisito resta fermo a 41 anni per tutto il biennio 2027-2028: l’INPS lo ha chiarito nella stessa circolare n. 28/2026, che esclude dall’adeguamento anche turnisti notturni, addetti alla catena di montaggio e lavoratori usuranti.
Lavori usuranti: 35 anni di contributi
Per chi ha svolto attività usuranti come definite dal d.lgs. 67/2011, il caso base dei dipendenti prevede 61 anni e 7 mesi di età, almeno 35 anni di contributi e quota 97,6 (età più contributi). Per gli autonomi e per i lavoratori notturni con meno notti l’anno le quote e le età minime sono più alte. Il punto critico qui non sono gli anni ma la prova: va documentato che l’attività usurante è stata svolta per il periodo minimo richiesto, e senza quella documentazione la domanda non passa.
Quota 103 e Opzione Donna esistono ancora nel 2026?
No, per chi non aveva già i requisiti. La Legge di Bilancio 2026 non le ha confermate. Secondo la circolare INPS n. 19/2026, Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) resta accessibile solo a chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025. Opzione Donna resta accessibile solo a chi li ha maturati entro il 31 dicembre 2024.
Se hai letto da qualche parte che Quota 103 vale anche nel 2026 per chi compie 62 anni quest’anno, quell’informazione è superata. Chi ha maturato i requisiti in tempo, invece, può ancora presentare domanda: il diritto non scade.
APE sociale: 30 o 36 anni di contributi, ma non è una pensione
L’APE sociale è prorogata fino al 31 dicembre 2026 (circolare INPS n. 19/2026). Richiede 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi per disoccupati, invalidi civili e caregiver, 36 anni per chi svolge mansioni gravose (32 per edili, ceramisti e conduttori di impianti per la ceramica). Le lavoratrici madri hanno uno sconto contributivo di un anno per figlio, fino a un massimo di due anni (scheda INPS dell’APE sociale).
Va chiamata con il suo nome: è un’indennità ponte che accompagna fino alla pensione di vecchiaia, non una pensione. L’importo è pari alla rata di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, con un tetto di 1.500 euro al mese (scheda INPS dell’APE sociale), e non è cumulabile con redditi da lavoro, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi l’anno. Per il 2026 le scadenze per la domanda di riconoscimento delle condizioni sono il 31 marzo, il 15 luglio e il 30 novembre: per chi è ancora in tempo, resta l’ultima.
Quali contributi contano davvero per il calcolo degli anni?
Gli anni di contributi non sono gli anni di lavoro. Sembra ovvio, ma è proprio qui che i conti fatti a mente saltano. Tre cose da sapere.
Primo: i contributi figurativi, quelli accreditati senza lavoro effettivo (maternità, disoccupazione indennizzata, servizio militare e altri casi previsti dalla legge), valgono per alcune uscite e non per altre. Per la vecchiaia contributiva e per l’anticipata contributiva contano solo i contributi effettivamente versati.
Secondo: se hai contributi sparsi in più gestioni, per esempio un periodo da dipendente e uno da professionista con la cassa di categoria, puoi sommarli gratuitamente con il cumulo introdotto dalla legge 228/2012 ed esteso alle casse professionali dalla legge 232/2016. Senza cumulo, ogni gestione conta i suoi anni separatamente, e capita di non arrivare alla soglia in nessuna.
Terzo: i buchi si possono coprire, ma costano. Riscatto della laurea e versamenti volontari aggiungono anni alla posizione; la convenienza dipende da età, reddito e da quanto manca al requisito, e va valutata caso per caso.
Come controllare quanti contributi hai già
L’unico documento che fa fede è l’estratto conto contributivo, che si scarica dall’area MyINPS del sito INPS con SPID o CIE. Lì trovi settimana per settimana cosa ti è stato accreditato. Il consiglio è di guardarlo adesso, non a un anno dalla pensione: un periodo mancante, per esempio un datore di lavoro che non ha versato, si sistema con molta più facilità quando ci sono ancora i documenti in casa.
Una volta che conosci età e anni di contributi, puoi fare due conti rapidi. Con il calcolatore dell’età pensionabile vedi in che anno raggiungi i requisiti; con il calcolatore della pensione netta stimi quanto resta in tasca dell’assegno lordo dopo IRPEF e addizionali. Se vuoi approfondire il lato età, c’è la nostra guida all’età pensionabile 2026; per il passaggio da lordo a netto, la guida al calcolo della pensione netta.
I due strumenti danno una stima basata sulle regole generali. La decisione su quando uscire, e con quale canale, va presa con l’estratto conto in mano e, nei casi dubbi, con un patronato o con l’INPS.
Domande frequenti
Con 30 anni di contributi a che età si va in pensione?
Nella regola generale, a 67 anni con la pensione di vecchiaia (67 anni e 1 mese dal 2027). Prima le strade sono poche: l’APE sociale a 63 anni e 5 mesi, se sei disoccupato, invalido o caregiver (per i lavori gravosi servono 36 anni, 32 per edili e ceramisti) e se la misura viene confermata anche dopo il 2026, oppure l’anticipata contributiva a 64 anni (64 e 1 mese dal 2027), se il primo contributo è successivo al 1995 e la prima rata supera la soglia di importo.
Con 20 anni di contributi a 64 anni si può uscire?
Solo se il primo contributo è successivo al 1995 e l’assegno maturato supera la soglia di importo prevista per l’anticipata contributiva. Altrimenti si attende la vecchiaia.
I requisiti del 2027 valgono anche per chi matura nel 2026?
No. Conta l’anno in cui maturi il requisito: chi raggiunge età e contributi nel 2026 segue le regole del 2026, anche se la pensione decorre nel 2027 per effetto della finestra.

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