L’ISEE socio sanitario è la versione dell’ISEE che usi quando chiedi prestazioni legate alla disabilità o alla non autosufficienza: assistenza domiciliare, ricovero in una RSA, servizi per una persona che non riesce più a badare a sé stessa. Rispetto all’ISEE ordinario ha una differenza che pesa parecchio sul risultato finale. Chi ne ha diritto può far calcolare l’indicatore su un nucleo familiare ridotto, e questo nella maggior parte dei casi porta a un valore più basso. Lo prevede l’articolo 6 del DPCM 159/2013, il decreto che regola tutto l’ISEE.

Chi vive questa situazione di solito ha già abbastanza a cui pensare. Vediamo allora chi può usarlo, per cosa serve davvero e dove sta il vantaggio concreto, senza giri di parole.

A cosa serve l’ISEE socio sanitario

Serve a stabilire quanto paghi, o quanta agevolazione ti spetta, per le prestazioni sociali agevolate di natura socio-sanitaria. Entra in gioco quando una persona con disabilità o non autosufficiente accede a servizi come:

  • l’assistenza domiciliare e i servizi di aiuto alla persona;
  • il ricovero in strutture residenziali a ciclo continuativo, cioè RSA, RSSA e residenze protette;
  • le prestazioni socio-sanitarie integrate, quelle inserite in un percorso assistenziale che mette insieme la parte sanitaria e quella sociale.

Su questi servizi quasi sempre è prevista una compartecipazione al costo: una quota che paghi di tasca tua, calcolata proprio in base all’ISEE. Più basso è l’indicatore, minore è la parte a tuo carico o più alta è l’agevolazione del Comune o della struttura. Per le prestazioni puramente sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale, come una visita o un ricovero ospedaliero ordinario, l’ISEE non serve: lì non c’è alcuna prova dei mezzi da presentare.

C’è un dettaglio che genera parecchia confusione e che è meglio chiarire subito. L’ISEE fissa il metodo di misura, ma le soglie e le percentuali di compartecipazione le stabiliscono i Comuni e le Regioni, ognuno con il proprio regolamento. Due persone con lo stesso identico ISEE possono quindi pagare quote diverse a seconda di dove vivono. Accanto all’attestazione, conviene sempre farsi dare dall’ufficio servizi sociali del Comune la tabella in vigore: è lì che il numero dell’ISEE si traduce in euro.

Chi può chiederlo e quando conviene

Lo richiede chi ha bisogno di una prestazione socio-sanitaria per sé o per un familiare con disabilità. Il punto di partenza è il riconoscimento della condizione: il DPCM 159/2013, nell’Allegato 3, distingue tre livelli di gravità, cioè disabilità media, disabilità grave e non autosufficienza. La gravità in senso pieno è quella della Legge 104/1992, articolo 3 comma 3.

Il riconoscimento non è un dettaglio burocratico: per ogni componente con disabilità media, grave o non autosufficienza la scala di equivalenza sale di 0,5, e i trattamenti percepiti per la disabilità non si contano tra i redditi, se non sono già nel reddito IRPEF. Per questo conviene avere in mano il verbale della commissione prima ancora di iniziare la pratica.

Il nucleo ristretto: chi puoi togliere dal calcolo

Qui sta la cosa che cambia tutto, e che molti non sanno. Per le prestazioni socio-sanitarie rivolte a una persona maggiorenne, l’articolo 6 comma 2 del DPCM 159/2013 permette di calcolare l’ISEE su un nucleo ristretto, composto solo da:

  • il beneficiario della prestazione;
  • il suo eventuale coniuge;
  • i suoi figli, minorenni oppure maggiorenni se a carico.

Restano fuori tutti gli altri componenti del nucleo anagrafico: i genitori, i fratelli, altri parenti conviventi. Tradotto in pratica, ecco la differenza. Ipotizziamo una persona di quarant’anni con disabilità grave che vive ancora con i genitori e non ha né coniuge né figli. Con l’ISEE ordinario il calcolo terrebbe conto dei redditi e dei patrimoni dei genitori, facendo salire l’indicatore. Con il socio sanitario il suo nucleo ristretto è composto da una persona sola: contano solo i suoi redditi e i suoi beni. Il risultato è un ISEE molto più basso, e di conseguenza una retta o una compartecipazione più leggera.

Non è un trucco e non è un’elusione: è una scelta scritta nella legge, pensata apposta perché la fragilità di una persona non venga pesata sul reddito di tutta la famiglia. Chi la ignora rischia semplicemente di pagare più del dovuto. Vale la facoltà di scegliere, quindi in qualche caso il nucleo ordinario può convenire di più: succede quando è il beneficiario stesso ad avere un patrimonio importante. Per questo la mossa giusta è chiedere al CAF di simulare entrambe le composizioni.

Come si calcola l’ISEE socio sanitario

La formula di base è identica a quella dell’ISEE ordinario: si sommano i redditi del nucleo e una quota del patrimonio, mobiliare e immobiliare, e si rapporta il tutto alla scala di equivalenza che tiene conto di quante persone compongono il nucleo. A cambiare sono due cose: il nucleo, che come hai visto può essere ridotto, e la modulistica, che è più ricca.

Per l’ISEE socio sanitario serve infatti la DSU integrale, non quella mini che basta per la maggior parte delle prestazioni. Alla DSU si aggiunge il quadro sulla disabilità (FC7), con i dati della certificazione e l’eventuale ricovero già in corso. Le spese sanitarie e di assistenza specifica per persone con disabilità riducono il reddito ISEE fino a 5.000 euro, ma solo se risultano nella dichiarazione dei redditi: è lì che conviene indicarle.

Se vuoi farti un’idea dei numeri in gioco prima di andare al CAF, il nostro calcolatore ISEE ti dà una stima dell’indicatore ordinario. Quello socio sanitario parte dalla stessa formula, quindi puoi usarlo come punto di partenza e poi correggere il tiro sul nucleo ristretto. Per capire come si costruisce la DSU passo per passo, con redditi, patrimoni e giacenza media, trovi tutto nella guida completa all’ISEE.

ISEE socio sanitario residenziale: cosa cambia per RSA e ricoveri

Quando la prestazione è il ricovero stabile in una struttura residenziale, come una RSA, le regole si fanno più severe. È la variante chiamata ISEE socio sanitario residenziale, e l’articolo 6 comma 3 del DPCM 159/2013 introduce due correttivi importanti.

Il primo: ferma restando la facoltà di scegliere il nucleo ristretto, si tiene conto anche della condizione economica dei figli del beneficiario che non fanno parte del nucleo. Per ciascuno di loro si aggiunge all’ISEE una componente aggiuntiva, calcolata sulla loro situazione di reddito e patrimonio. Il secondo: rientrano nel calcolo anche gli immobili donati dal beneficiario nei tre anni precedenti, quando la donazione è andata a persone tenute agli alimenti.

La logica è trasparente, e va detta senza ipocrisie: la norma vuole evitare che, per pagare meno la retta di una struttura, si svuoti il patrimonio intestandolo ai figli poco prima del ricovero. La componente aggiuntiva, però, non scatta in alcune situazioni, per esempio quando anche il figlio ha una disabilità riconosciuta. Per questa variante si compila un modulo dedicato della DSU, il quadro relativo alle prestazioni residenziali, e conviene farsi seguire da un operatore CAF perché è la parte dove si sbaglia più facilmente.

E se figli non ce ne sono? Allora la componente aggiuntiva semplicemente non esiste, e il calcolo resta quello del nucleo ristretto. È il motivo per cui, per una persona sola e senza discendenti, l’ISEE residenziale spesso coincide con quello socio sanitario ordinario. La complicazione, insomma, riguarda soprattutto chi ha figli con redditi propri: in quel caso conviene fare bene i conti prima, perché la retta di una RSA incide per anni.

Quali documenti servono e come si presenta la DSU

Oltre ai documenti che servono per qualsiasi ISEE, cioè redditi, patrimoni e giacenza media dei conti, per il socio sanitario tieni pronti:

  • la certificazione della disabilità, con la denominazione dell’ente che l’ha rilasciata, il numero del documento e la data;
  • se il beneficiario è già ricoverato in una RSA o in un’altra struttura residenziale, i dati del ricovero;
  • per la variante residenziale, i dati anagrafici dei figli non inclusi nel nucleo ed eventuali donazioni di patrimonio fatte dal beneficiario.

La DSU si presenta in due modi. Online, in autonomia, dal Portale Unico ISEE dell’INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS e partendo dalla versione precompilata, dove una parte dei dati di reddito e patrimonio arriva già da Agenzia delle Entrate e INPS. Oppure tramite un CAF, gratuitamente: per l’ISEE socio sanitario, vista la modulistica aggiuntiva, è la strada che molti preferiscono. L’attestazione, una volta rilasciata, vale fino al 31 dicembre dell’anno in cui presenti la DSU; dopodiché va rifatta.

Domande rapide

L’ISEE socio sanitario è gratuito?

Sì. La DSU si presenta senza costi, sia online sul sito INPS sia rivolgendoti a un CAF. Quello che paghi, semmai, è la compartecipazione alla prestazione, ed è esattamente la cifra che questo ISEE serve a determinare.

Posso avere insieme l’ISEE ordinario e quello socio sanitario?

Sì. Sono attestazioni diverse, con finalità diverse, e si possono ottenere entrambe partendo dalla stessa DSU integrale. L’ordinario lo usi per bonus e agevolazioni generali, il socio sanitario per le prestazioni legate alla disabilità.

Il nucleo ristretto conviene sempre?

Quasi sempre per chi convive con familiari dal reddito alto, perché li esclude dal calcolo. Conviene meno quando è il beneficiario ad avere un patrimonio elevato in proprio. Non c’è una risposta unica: la cosa sensata è far simulare al CAF tutte e due le ipotesi e confrontare i due valori.

Prima di firmare la domanda per una retta o per un’agevolazione, chiedi che l’ISEE socio sanitario venga calcolato anche con il nucleo ristretto. È spesso la differenza tra pagare il giusto e pagare più del necessario.