Rinegoziare il mutuo è una trattativa, non un diritto. La banca può dire no e tu non hai modo di obbligarla, a differenza della surroga. Ma da quando la Bce ha smesso di alzare i tassi e ha iniziato a tagliarli, qualche margine c’è di nuovo — soprattutto se il tuo mutuo è stato firmato fra fine 2022 e metà 2024, quando i tassi erano vicini al picco.
Il punto è capire cosa puoi davvero chiedere, in quali condizioni la banca apre il dialogo e quando invece conviene saltare la rinegoziazione e andare dritto sulla surroga in un’altra banca.
Rinegoziazione e surroga non sono la stessa cosa
Le confondono in molti, quindi tagliamo corto.
La rinegoziazione è un accordo con la tua banca: cambiate condizioni (tasso, durata, talvolta spread) ma il mutuo resta lì, con la stessa ipoteca. Non si fa un nuovo atto notarile, non si paga niente: lo prevede l’art. 8, comma 4-bis del D.L. 7/2007 (convertito nella legge 40/2007, la cosiddetta “Bersani-bis”), che vieta spese a carico del mutuatario per la rinegoziazione e mantiene l’ipoteca originaria.
La surroga invece sposta il mutuo a un’altra banca, sempre senza costi per il cliente — è disciplinata dall’art. 120-quater del Testo Unico Bancario. È un diritto, non una concessione: se trovi un’offerta migliore altrove, la tua banca non può fermarti.
Differenza pratica: con la rinegoziazione tratti, con la surroga decidi tu. Se la tua banca tira sull’offerta, hai pronto il piano B. Ed è proprio per non perderti come cliente che spesso, a quel punto, accetta di rinegoziare.
Quando ha senso provarci oggi
Quattro condizioni messe insieme rendono la rinegoziazione una mossa sensata:
- Hai un mutuo a tasso fisso firmato in un periodo di tassi alti — la finestra è grossomodo da fine 2022 a metà 2024.
- Ti restano almeno 8-10 anni di piano di ammortamento. Sotto, lo sconto sugli interessi residui è troppo piccolo per giustificare lo sforzo.
- La differenza tra il tuo tasso attuale e quello di mercato è di almeno un punto percentuale. Mezzo punto, in pratica, viene quasi sempre rifiutato.
- Non hai avuto ritardi nei pagamenti. La banca rinegozia con chi rappresenta un rischio basso, non con chi le ha già dato problemi.
Se sei a tasso variabile la storia cambia: i tassi variabili stanno già scendendo da soli, quindi la rata si è alleggerita senza che tu abbia fatto nulla. Lì la rinegoziazione ha senso solo se vuoi passare al fisso per blindare la rata, non per spuntare uno sconto.
Per capire quanto pesano davvero gli interessi sul tuo piano, può aiutarti rileggere il piano di ammortamento e simulare la nuova rata con il calcolatore rata mutuo usando il tasso che la banca ti propone.
Cosa puoi davvero chiedere
I tre leve sono queste, e non tutte sono ugualmente facili.
Il tasso. È la cosa che chiedono tutti ed è anche la più trattabile. Su un fisso “vecchio” puoi puntare a un fisso nuovo allineato all’IRS attuale più lo spread di mercato. La banca difficilmente ti darà il suo miglior tasso da pubblicità: vai pronto al fatto che ti offrirà qualcosa a metà strada fra quello che paghi e quello che troveresti altrove.
La durata. Allungare il piano di ammortamento abbassa la rata mensile ma alza il totale degli interessi pagati. Va valutata bene: serve solo se la rata attuale ti sta togliendo il sonno, non per “risparmiare”. Accorciarla, al contrario, ti fa pagare meno interessi totali a fronte di una rata più alta — qui la banca di solito è più disponibile, perché incassa prima.
Lo spread. È la parte che resta in mano alla banca sopra l’IRS o l’Euribor. Toccarlo è raro: la banca ha valutato la tua pratica anni fa con uno spread “suo” e in genere non scende. Eccezione: se hai migliorato la posizione (reddito più alto, debiti chiusi) e glielo dimostri con documenti freschi, qualche decimo di punto si può recuperare. Su come funziona la voce, c’è una guida dedicata allo spread mutuo.
Quello che non cambia mai: il capitale residuo (i soldi che devi alla banca), l’ipoteca sulla casa e ovviamente la banca stessa. Se vuoi cambiare banca, l’unica strada è la surroga.
Quanto costa rinegoziare
Zero. Davvero zero, per legge.
L’art. 8 del D.L. 7/2007 esclude ogni costo a carico del mutuatario per la rinegoziazione: niente nuovo atto notarile, niente nuova ipoteca, niente imposta sostitutiva, niente spese di istruttoria. La banca emette un atto modificativo o, più spesso, una semplice scrittura privata che voi due firmate. Punto.
Diffida di chi ti chiede qualunque commissione per “pratiche di rinegoziazione”: non è prevista. Se la banca prova a infilarla, contesta citando proprio il D.L. 7/2007.
Come si chiede in pratica
La procedura concreta è meno burocratica di quanto sembri.
- Calcoli il tuo costo attuale: quanto paghi di interessi sui prossimi anni rimasti, dato il tuo TAEG.
- Confronti con il mercato di oggi. Un giro su due o tre comparatori basta per farti un’idea dei tassi correnti — non per chiudere, per avere il numero in mano.
- Scrivi alla tua banca — email al gestore o PEC se vuoi mettere a verbale — chiedendo formalmente la rinegoziazione. Indica tasso e durata che vorresti.
- La banca ti convoca e, se è disposta, ti fa una controproposta. Quasi mai è la prima richiesta che fai: aspettati una contrattazione.
- Se l’offerta ti convince, firmi l’atto modificativo. La nuova rata parte dalla mensilità successiva.
Tempistiche realistiche: da quando scrivi a quando firmi, conta dalle quattro alle otto settimane. Non è veloce come la surroga (che per legge deve chiudersi in 30 giorni lavorativi dalla richiesta della banca subentrante, art. 120-quater comma 7 TUB).
Se la banca dice no
Capita. A quel punto hai due strade.
La prima è la surroga: porta tutta la documentazione a un’altra banca, fatti fare un’offerta scritta, e poi torna a parlare con la tua banca con quel foglio in mano. Spesso la trattativa si sblocca lì, quando capisce che sei davvero pronto ad andartene. La surroga è gratuita per te: tutte le spese (perizia, istruttoria, imposta sostitutiva) le paga la nuova banca, come stabilito dall’art. 120-quater TUB.
La seconda è aspettare. Se i tassi continuano a scendere, fra sei o dodici mesi la differenza tra il tuo mutuo e il mercato sarà maggiore — e il margine di trattativa anche. Non sempre conviene muoversi al primo ribasso.
Quello che invece non funziona è insistere senza cambiare nulla nella tua proposta. Se la banca ha detto no a 50 punti base di sconto, non te ne darà 60 perché glielo chiedi una seconda volta.
Un esempio per fissare i numeri
Mettiamoci nei panni di una persona che ha firmato un fisso al 4,3% nell’estate 2023, su 150.000 euro a 25 anni. Sono numeri ipotetici, presi solo per ragionare.
A tre anni dall’avvio, il debito residuo è intorno a 138.000 euro e restano circa 22 anni. Se oggi il mercato del fisso fosse al 3,2% e la banca acconsentisse a portarti al 3,5%, la rata mensile calerebbe di circa 80-90 euro. Su 22 anni significherebbe diverse migliaia di euro di interessi risparmiati. La trattativa, in questa configurazione, vale lo sforzo.
Se invece sei al 4,3% ma ti restano cinque anni di mutuo, lo stesso sconto vale poche centinaia di euro complessive: non sempre la banca apre la pratica per così poco, e tu hai poco da guadagnare.
Stessa logica con un fisso firmato al 3% nel 2021: il mercato oggi non è sceso sotto quel livello, la rinegoziazione non ha senso. Hai già un buon mutuo, tienitelo.
Quando lasciar perdere
Tre casi in cui rinegoziare è tempo sprecato:
- Mutuo recente (sotto 4-5 anni) firmato a tassi storicamente bassi.
- Capitale residuo modesto e pochi anni di rate rimaste.
- Banca che si è già rifiutata negli ultimi sei mesi senza che nulla sia cambiato nel frattempo.
In tutti gli altri casi vale almeno la chiamata al gestore. Non costa niente, al massimo perdi mezz’ora.
Da approfondire poi: se decidi che la rinegoziazione non basta e ti conviene cambiare banca, vale la pena guardare anche i costi notaio per un mutuo — utile per capire cosa cambia rispetto alla surroga (gratis) e a un mutuo nuovo (con spese).
