Una successione con un solo immobile, ereditato da coniuge o figli, costa di solito fra poche centinaia e qualche migliaio di euro. La forbice è ampia per un motivo preciso: il conto si fa di due pezzi che non hanno niente in comune. Da una parte le imposte, fissate dalla legge e uguali per tutti. Dall’altra l’onorario di chi prepara la pratica, che è libero e cambia da zero (se la fai da solo) a oltre mille euro (se vai dal notaio).

Sotto trovi le due metà separate, con le aliquote ufficiali, i prezzi che CAF e studi pubblicano online e due esempi di calcolo dichiaratamente ipotetici. Le regole vengono dalle schede dell’Agenzia delle Entrate e dalle leggi citate, lette il 13 ottobre 2026. Valgono per il 2026: dal 1° gennaio 2027 l’articolo 7 del D.Lgs. 346/1990, quello delle aliquote, è abrogato dal D.Lgs. 123/2025.

Quanto costa la successione, voce per voce

Per una dichiarazione di successione con immobili si pagano queste voci:

  • Imposta di successione: dipende dal grado di parentela e dal valore della quota. Per coniuge e figli, sotto il milione di euro a testa, è zero.
  • Imposta ipotecaria: 2% del valore catastale degli immobili (D.Lgs. 347/1990).
  • Imposta catastale: 1% del valore catastale (stesso decreto).
  • Importi fissi: imposta di bollo, tassa per i servizi ipotecari e catastali e, se chiedi l’attestazione di avvenuta presentazione, i tributi speciali.
  • Onorario di CAF, commercialista o notaio, se non presenti la dichiarazione da solo.

La voce che pesa davvero, nella maggior parte delle famiglie, è la coppia ipotecaria più catastale. L’imposta di successione vera e propria, quella di cui tutti hanno paura, per i figli scatta raramente.

L’imposta di successione si paga davvero?

Dipende da chi eredita. Le aliquote e le franchigie sono quelle dell’articolo 7 del D.Lgs. 346/1990, riportate nella scheda “Come pagare le imposte” dell’Agenzia delle Entrate:

Chi eredita Franchigia per ciascun erede Aliquota sulla parte eccedente
Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti figli dei figli) 1.000.000 euro 4%
Fratelli e sorelle 100.000 euro 6%
Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta (come suoceri, generi e nuore) e affini in linea collaterale fino al terzo grado nessuna 6%
Tutti gli altri nessuna 8%
Persona con disabilità con necessità di sostegno intensivo 1.500.000 euro secondo il grado di parentela

Occhio alla parola “nipote”, che in italiano indica due persone diverse. Il figlio di tuo figlio è un parente in linea retta e gode della franchigia da un milione. Il figlio di tuo fratello è un parente collaterale di terzo grado: paga il 6% dal primo euro. La differenza, su un’eredità anche modesta, vale migliaia di euro.

La franchigia si calcola sulla quota di ogni erede, non sull’intero patrimonio. Due figli che si dividono un’eredità da 1,6 milioni ricevono 800.000 euro a testa: tutti e due sotto la soglia, imposta zero.

Per fare il conto sulla tua situazione, con parentela e quote, c’è il calcolatore di eredità e successione. Se ti serve il dettaglio sulle aliquote e sui casi particolari, la guida sulle tasse di successione li tratta uno per uno.

Quanto si paga di imposta ipotecaria e catastale su una casa ereditata?

Qui la regola è più semplice, e più costosa. L’imposta ipotecaria è il 2% del valore catastale dell’immobile, quella catastale l’1%: insieme fanno il 3%. Si pagano a prescindere dalla parentela. Anche il figlio unico che eredita la casa dei genitori le deve.

Il valore su cui si calcolano non è il prezzo di mercato, ma il valore catastale, che si ricava dalla rendita catastale scritta nella visura. Se non sai quanto vale il tuo immobile ai fini fiscali, il calcolatore del valore catastale lo ricava dalla rendita.

C’è un’eccezione che cambia tutto: l’agevolazione prima casa. Se almeno uno degli eredi ha i requisiti per la prima casa, le due imposte scendono alla misura fissa di 200 euro ciascuna, qualunque sia il valore dell’immobile. Lo prevede l’articolo 69 della legge 342/2000. L’agevolazione va chiesta espressamente nella dichiarazione, non scatta da sola: se te ne dimentichi, paghi il 3%.

Esempio: quanto costa la successione di un appartamento?

Un esempio ipotetico, per vedere gli ordini di grandezza. Un figlio eredita dalla madre un appartamento con valore catastale di 150.000 euro e un conto corrente da 30.000 euro. Il patrimonio è molto sotto il milione, quindi l’imposta di successione è zero.

Senza agevolazione prima casa:

  • imposta ipotecaria 2% di 150.000 = 3.000 euro
  • imposta catastale 1% di 150.000 = 1.500 euro
  • totale imposte proporzionali: 4.500 euro, più gli importi fissi

Con agevolazione prima casa: 200 + 200 = 400 euro, più gli importi fissi.

Stesso appartamento, stessa famiglia, 4.100 euro di differenza. Prima ancora di scegliere CAF o notaio, la domanda che conviene farsi è se qualcuno degli eredi ha i requisiti per la prima casa.

Secondo esempio, anche questo ipotetico. Una zia senza figli lascia al nipote, figlio della sorella, un conto da 50.000 euro e nessun immobile. Niente ipotecaria e catastale, perché non ci sono immobili. Ma il nipote è un parente di terzo grado senza franchigia: paga il 6% su tutto, cioè 3.000 euro di imposta di successione.

Quanto costa la successione al CAF?

Il CAF è la strada più battuta per le successioni semplici. Non esiste una tariffa nazionale: ogni centro fa il suo listino. Per avere un’idea, CAF Centro Fiscale indica sul proprio sito un onorario fra 300 e 600 euro, a seconda della complessità. Lo Studio Madera, nella sua guida 2026, parla di 500-800 euro per una successione standard affidata a un professionista.

Il prezzo sale con il numero di immobili, di eredi e di rapporti bancari da ricostruire, e se c’è un testamento. Prima di affidare la pratica, chiedi un preventivo scritto che dica se bolli e visure sono compresi oppure no: è lì che due preventivi apparentemente simili si allontanano.

Per tenere basso il conto aiuta arrivare con le carte già pronte: certificato di morte, codici fiscali di defunto ed eredi, visure catastali degli immobili, saldi dei conti alla data del decesso e copia dell’eventuale testamento. Ogni documento che il CAF deve recuperare al posto tuo è tempo che finisce in fattura.

Quanto costa la successione dal notaio?

Di più. Dal 2012 le tariffe notarili non esistono più e l’onorario è libero. NotaiOnline riporta per una pratica standard una media di circa 1.200 euro più IVA (dato dei Notai di Torino); il suo calcolatore parte da 800 euro più IVA per un’eredità fino a 100.000 euro, a cui si aggiungono le imposte di legge.

Una cosa che molti non sanno: per la dichiarazione di successione il notaio non è obbligatorio. L’Agenzia delle Entrate accetta la dichiarazione presentata direttamente dagli eredi, da un CAF o da un professionista abilitato. Il notaio può servire per altri atti collegati all’eredità: l’accettazione con beneficio d’inventario, per esempio, si fa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale (articolo 484 del Codice civile).

Nella pratica conviene così. Eredità lineare, pochi beni, famiglia d’accordo: il CAF basta e avanza. Testamento contestato, quote da dividere fra molti eredi, debiti del defunto o immobili con problemi catastali: lì l’onorario del notaio o di un avvocato è soldi spesi bene.

Si può fare la successione da soli, senza pagare nessuno?

Sì. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione l’applicativo “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”, nell’area riservata del suo sito: si entra con SPID, CIE o CNS. Si trova una dichiarazione in parte precompilata con i dati già in possesso dell’Agenzia, che comprende anche la domanda di voltura degli immobili. In alternativa si scarica il software di compilazione, oppure si prenota un appuntamento in un ufficio dell’Agenzia, che trasmette la dichiarazione già compilata.

Facendo da sé si risparmia tutto l’onorario. Le imposte restano identiche: le paghi comunque, con addebito sul conto corrente al momento dell’invio.

Ha senso provarci se l’eredità è semplice: un immobile, un conto, eredi in linea retta. Diventa una cattiva idea quando ci sono terreni, quote societarie, immobili all’estero o eredi che non si parlano. Un errore nella dichiarazione si corregge con una dichiarazione modificativa, ma a quel punto il tempo risparmiato l’hai già perso.

Cosa è cambiato dal 2025: l’imposta si autoliquida

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, cioè per i decessi da quella data in poi, l’imposta di successione la calcolano gli eredi stessi, nella dichiarazione (quadro EF). Prima la calcolava l’ufficio e mandava l’avviso di liquidazione. Lo spiega la “Guida al calcolo dell’imposta di successione” dell’Agenzia delle Entrate.

Il pagamento va fatto entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione, oppure insieme all’invio. Si può rateizzare se, tolto l’acconto di almeno il 20%, restano almeno 1.000 euro: il resto si paga in un massimo di 8 rate trimestrali fino a 20.000 euro, 12 oltre. Ipotecaria, catastale, bollo e tasse fisse invece si versano al momento della presentazione, e il software dell’Agenzia le calcola da solo.

Per i decessi avvenuti prima del 2025 resta il vecchio sistema: l’ufficio liquida l’imposta e si paga entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso.

Quando la dichiarazione di successione non va presentata?

Quando valgono tutte e tre queste condizioni insieme:

  • l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
  • il valore dell’eredità non supera i 100.000 euro;
  • nell’eredità non ci sono immobili né diritti reali su immobili.

È il caso tipico del genitore che lascia ai figli solo un conto corrente modesto. Basta una casa, anche piccola, e la dichiarazione torna obbligatoria. Per sbloccare i soldi in banca, gli eredi esonerati presentano alla banca o a Poste una dichiarazione di esonero, che l’intermediario trasmette all’Agenzia entro 15 giorni.

Quanto costa presentarla in ritardo?

La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che di solito coincide con il giorno del decesso. Chi sfora paga sanzioni e interessi, che si riducono se il ritardo si sistema spontaneamente con il ravvedimento operoso. Più si aspetta, più la riduzione si assottiglia. Per stimare il costo di un versamento tardivo c’è il calcolatore del ravvedimento operoso.

Un dettaglio che fa risparmiare almeno una seccatura: chi presenta una dichiarazione di successione con immobili non deve presentare la dichiarazione IMU per quegli immobili. È l’Agenzia delle Entrate a trasmetterne copia al Comune.

Le spese che si recuperano

Una parte del conto torna indietro. Le spese funerarie danno diritto a una detrazione IRPEF del 19%, calcolata su un massimo di 1.550 euro per ogni decesso (articolo 15 del TUIR), purché pagate con bonifico, carta o un altro mezzo tracciabile: chi le ha pagate le inserisce nella propria dichiarazione dei redditi. Non è molto, ma è un recupero che spesso si dimentica.

Se oltre all’eredità in famiglia si pensa di passare beni ai figli già in vita, le regole sono parenti strette di quelle viste qui: la guida sull’imposta di donazione spiega quando conviene.

Domande frequenti sui costi della successione

Chi paga le spese della successione?

Gli eredi. Verso il Fisco i coeredi rispondono in solido (articolo 36 del D.Lgs. 346/1990); fra loro, di solito, i costi si dividono in proporzione alle quote. Basta una sola dichiarazione anche se gli obbligati sono più di uno.

La successione si paga anche se c’è solo un conto corrente?

Se l’eredità va a coniuge e figli, non supera i 100.000 euro e non ci sono immobili, la dichiarazione non serve. Negli altri casi si presenta, ma senza immobili non ci sono ipotecaria e catastale: per un figlio, sotto il milione, il costo si riduce all’eventuale onorario.

Quanto costa la successione di una casa da 100.000 euro?

Dipende dal valore catastale, non dal prezzo di mercato. Su un valore catastale ipotetico di 100.000 euro, ipotecaria e catastale fanno 3.000 euro, oppure 400 euro con l’agevolazione prima casa. A questo si sommano gli importi fissi e l’eventuale onorario.

Conviene il CAF o il notaio?

Per una successione lineare, con pochi beni ed eredi d’accordo, il CAF. Il notaio ha senso quando la situazione è complicata o servono atti che solo lui può fare. Le imposte non cambiano: cambia solo l’onorario.

Entro quando si paga l’imposta di successione?

Per i decessi dal 2025, entro 90 giorni dalla scadenza dei 12 mesi previsti per la dichiarazione, oppure insieme all’invio. Per i decessi precedenti, entro 60 giorni dall’avviso di liquidazione dell’ufficio.