La polizza CPI del mutuo è una copertura facoltativa che paga la rata al posto tuo se ti succede qualcosa che ti impedisce di lavorare — perdita del posto, malattia grave, invalidità o decesso. Non è obbligatoria per legge, non c’entra niente con la polizza incendio sul fabbricato (quella sì che la banca pretende sempre) e nella pratica costa cara perché di solito viene proposta a premio unico anticipato, finanziato dentro il mutuo. Capire cosa copre davvero e cosa lascia fuori è il modo migliore per decidere senza farsi guidare dallo sportello.
Che cosa significa CPI e cosa copre la polizza «proteggi mutuo»
CPI sta per Credit Protection Insurance, in italiano polizza a protezione del credito. È lo stesso prodotto che in giro si trova anche con la sigla PPI (Payment Protection Insurance) o con nomi commerciali del tipo «proteggi mutuo», «mutuo sereno», «scudo rata». Cambiano la confezione e il brand, la sostanza è quella: una polizza che interviene quando un evento esterno colpisce il tuo reddito e ti fa traballare la rata.
Le garanzie sono modulari e variano da banca a banca, ma il pacchetto tipico tiene insieme:
- la copertura caso morte, che salda il capitale residuo (o parte di esso);
- l’invalidità permanente totale o parziale, di norma sopra una certa soglia percentuale;
- il ricovero ospedaliero o la malattia grave, che paga le rate per un periodo limitato;
- la perdita involontaria del posto di lavoro per i dipendenti, oppure l’inabilità temporanea al lavoro per autonomi e partite IVA.
Già da questa lista si capisce un punto importante: la CPI non è una polizza vita classica. La polizza vita pura paga il debito se muori, e basta. La CPI mette insieme più rischi, alcuni dei quali — perdita lavoro, malattia — la polizza vita non li tocca. Per questo la senti chiamare anche «polizza multirischio» legata al mutuo. È un punto in cui spesso allo sportello si fa confusione, mescolando la CPI con la TCM (temporanea caso morte): l’abbiamo già spiegato nell’articolo sull’assicurazione vita per il mutuo, tienile in testa come prodotti diversi.
La polizza CPI è obbligatoria con il mutuo?
No. E qui conviene essere netti, perché è la domanda da cui parte la maggior parte di chi cerca informazioni.
L’unica copertura che ogni banca chiede in maniera, di fatto, non negoziabile è la polizza incendio e scoppio sul fabbricato — è quella che protegge l’immobile, garanzia del prestito. Tutto il resto, CPI inclusa, è facoltativo: la banca te la può proporre, ti può anche dire che «agevola» la pratica, ma non può legare l’erogazione del mutuo alla firma della sua polizza. Per i dettagli su quella incendio e per la lista delle coperture davvero obbligatorie c’è la guida all’assicurazione mutuo casa.
Sul punto delle vendite abbinate la normativa italiana ha messo paletti precisi. La legge annuale per la concorrenza del 2017 (legge 124/2017) obbliga banche e intermediari ad accettare polizze, danni e vita, che il cliente porta da fuori, purché abbiano i contenuti minimi richiesti — senza per questo peggiorare le condizioni del mutuo. Prima ancora, l’articolo 28 del decreto legge sulle liberalizzazioni del 2012 imponeva che, quando la banca propone una propria polizza, debba consegnare al cliente anche i preventivi di almeno due compagnie esterne al suo gruppo. Su come gli istituti applicano queste regole vigila l’IVASS, intervenuta più volte sul mercato delle CPI/PPI per arginare l’abbinamento forzato.
In pratica: se ti dicono che il mutuo passa solo accettando la loro CPI, è una forzatura. Si può segnalare, e quasi sempre cambia tono in pochi minuti.
Quanto costa davvero una polizza CPI sul mutuo
Un listino di mercato non esiste. Il premio dipende da quanti rischi includi, dalla tua età, dal capitale finanziato, dalla durata del mutuo, dalla professione, dallo stato di salute dichiarato e — soprattutto — dalla compagnia. La differenza tra una banca e l’altra, a parità di garanzie, può essere consistente.
Quello su cui conviene fare attenzione è la forma di pagamento. Le due possibilità classiche sono il premio annuo, versato di anno in anno, e il premio unico anticipato, che si paga in un colpo solo all’inizio. La banca tende a proporre la seconda formula, finanziandola dentro il mutuo. Sembra comodo — non tiri fuori soldi dal conto — ma è proprio qui che la CPI diventa cara.
Se il premio unico viene aggiunto al capitale del mutuo, ci paghi sopra gli stessi interessi che paghi sul resto. Per tutta la durata. A titolo d’esempio puramente ipotetico, su un premio CPI di 3.000 euro caricato in un mutuo a vent’anni con un tasso intorno al 3,5%, gli interessi sul solo premio diventano circa 1.180 euro: la polizza che in agenzia sembrava costare 3.000 finisce per pesarne oltre 4.000. È un esempio per fissare le idee, non un numero da prendere alla lettera — sui tuoi dati cambia tutto. Ma il principio resta: il premio unico finanziato non costa quel che ti dicono allo sportello, costa quel che ti dice il piano di ammortamento.
Per renderti conto dell’impatto sulla tua situazione, con il calcolatore della rata del mutuo puoi simulare la rata con e senza il premio dentro, e nella guida al calcolo della rata del mutuo trovi cosa entra nel conto.
Cosa la CPI non copre: franchigie, carenze, esclusioni
È la parte che in agenzia si presenta veloce e che invece andrebbe letta a voce alta, riga per riga. Le esclusioni della CPI sono quasi sempre tante, e sono il motivo per cui molti contratti, all’atto pratico, pagano meno di quanto i clienti si aspettano.
I meccanismi ricorrenti sono tre:
- il periodo di carenza, cioè un numero di mesi iniziali in cui la garanzia non opera. Se l’evento si verifica in quella finestra, la polizza non paga;
- la franchigia temporale sulla rata: per le coperture come perdita lavoro o inabilità, la polizza copre solo le rate che cadono dopo un certo numero di giorni dall’evento (per esempio dopo 60 o 90), e per un numero massimo di rate consecutive;
- le esclusioni soggettive: alcune professioni, alcune patologie pregresse, alcuni eventi (dimissioni, licenziamenti per giusta causa, lavori a termine, periodi di prova) restano fuori. Per le partite IVA, in particolare, la copertura «perdita lavoro» di solito non si applica nella stessa forma dei dipendenti.
Aggiungi i massimali — il tetto oltre il quale la polizza non paga, anche se il danno c’è — e capisci perché una CPI di mille euro all’anno può proteggerti meno di quanto pensi. La cosa onesta da fare, prima di firmare, è prendere il fascicolo informativo della polizza, andare alla sezione «esclusioni» e «carenze» e leggerla. Se quel pezzo è oscuro, è proprio quel pezzo lì che decide se la polizza paga o no.
La banca può obbligarti a stipulare la sua CPI? E hai diritto di confrontare
No, non può. E sì, hai diritto di confrontare. È la stessa logica che vale per la polizza incendio e per la TCM: la banca propone, tu puoi accettare quella sua o portare una polizza equivalente di un’altra compagnia.
Per la CPI il discorso è anche più delicato perché si tratta di un prodotto fortemente collocato attraverso i finanziamenti, ed è proprio sulle pratiche di vendita abbinata che IVASS è intervenuta più volte. Sul piano operativo, se la banca ti propone una CPI ha l’obbligo di consegnarti almeno due preventivi alternativi di compagnie esterne al suo gruppo (art. 28 del dl liberalizzazioni del 2012). Tu puoi chiedere quei preventivi, confrontarli con altri trovati sul mercato, ed eventualmente scegliere una compagnia esterna.
Una richiesta semplice da fare in banca, possibilmente per iscritto via mail, è: «Quali sono le garanzie minime richieste? Su quale capitale? Per quale durata?». Con quei tre parametri in mano vai a chiedere preventivi a una o due compagnie esterne. Il confronto a parità di copertura è l’unico modo onesto di capire se la CPI che ti propongono è in linea con il mercato oppure no.
Quando la polizza CPI ha senso e quando è solo un costo in più
Provo a essere concreto, perché qui il «dipende» rischia di non aiutare nessuno.
La CPI può avere senso in alcune situazioni piuttosto definite:
- un solo reddito regge la rata e in famiglia non c’è una rete alternativa (TFR significativo, fondi, altri redditi);
- il lavoro è a tempo determinato, in periodo di prova prolungato, oppure è una partita IVA senza tutele standard sulla malattia;
- il mutuo è lungo (vent’anni o più), e l’importo della rata pesa parecchio rispetto al reddito mensile;
- chi accende il mutuo non ha già una copertura vita o salute capiente attiva altrove.
Nei casi opposti — due redditi solidi, TFR maturato, copertura sanitaria aziendale o polizze già in essere, mutuo breve — la CPI rischia di sovrapporsi a tutele che hai già. Diventa una spesa per coprirsi due volte dallo stesso rischio.
Un altro punto che si trascura: la CPI è uno strumento che protegge la rata, non risolve scenari di lungo periodo. Le coperture su perdita lavoro o inabilità durano in genere pochi mesi consecutivi di indennizzo. Se la situazione difficile si prolunga oltre quella finestra, la polizza esce di scena. Per quei rischi servono altri strumenti — risparmio precauzionale, polizze vita capienti, fondi pensione — non una CPI da abbinare al mutuo.
Cosa succede alla CPI se chiudi il mutuo in anticipo o lo surroghi
Anche su questo conviene sapere come funziona prima, non dopo.
Se estingui il mutuo in anticipo e avevi pagato un premio unico, hai diritto al rimborso della parte di premio non goduta — la quota che corrisponde agli anni residui. Lo prevede il decreto legge 179 del 2012. La banca o la compagnia dovrebbero attivarsi anche senza tua richiesta esplicita; se non lo fanno, conviene sollecitarli per iscritto e, in caso di silenzio, ci si può rivolgere all’Arbitro Bancario Finanziario o all’IVASS.
Con la surroga il discorso è più scivoloso. La polizza incendio in genere si trasferisce trasferendo il vincolo; la CPI, invece, è quasi sempre legata strettamente a quel mutuo lì e a quella banca lì, quindi nella pratica decade. Se l’avevi pagata a premio unico, ti spetta il rimborso del non goduto come sopra; il premio già pagato resta un costo affondato. È una delle ragioni per cui, su una polizza di questo tipo, il premio annuo è quasi sempre più flessibile del premio unico finanziato.
C’è poi il caso in cui la CPI è stata firmata in fretta e a freddo, e dopo una settimana la rileggi e cambi idea: nel codice delle assicurazioni private è previsto un diritto di ripensamento sulle polizze sottoscritte fuori dai locali commerciali o con tecniche di vendita a distanza, e le condizioni di polizza riportano i termini precisi applicabili al singolo contratto. Cerca, nel fascicolo, le voci «recesso» e «diritto di ripensamento»: lì trovi i giorni esatti.
I passaggi giusti, in ordine
Per finire, i passi pratici da tenere a mente quando in banca tirano fuori la CPI insieme al mutuo:
- ricordati che è facoltativa: nessuno può legarla all’erogazione;
- tienila distinta dalla polizza incendio (obbligata di fatto) e dalla polizza vita pura (un altro prodotto);
- chiedi le garanzie minime per iscritto e fatti consegnare i preventivi delle due compagnie esterne previsti dalla legge;
- confronta a parità di copertura — non a parità di nome del prodotto;
- se ti propongono il premio unico finanziato, simula la rata con e senza, e guarda quanti interessi paghi sopra il premio;
- leggi a voce alta esclusioni, carenze e franchigie del fascicolo: è la parte che decide se la polizza pagherà o no;
- se decidi di firmare, controlla nel fascicolo il termine di ripensamento e le regole di rimborso del premio in caso di estinzione anticipata.
Una CPI può essere uno strumento utile in qualche scenario specifico. Quasi mai è la prima copertura da mettere sul tavolo, e quasi mai conviene nella versione «pacchetto allo sportello, premio unico finanziato». Il prezzo lo paghi tutto subito; il valore lo scopri solo quando, e se, ti capita qualcosa.